L’Opus Rai e il “buco” IOR-Lux Vide: la lobby aggancia De Benedetti (quarta puntata)

De Benedetti

Con la scelta di Corrado Passera a futuro leader del nuovo partito di centro e la nomina di Luigi Gubitosi a direttore generale della Rai, la lobby Bertone-Piacenza-Bernabei-Corigliano-Navarro Valls-Arullani, era convinta di essere riuscita a fare parecchi passi avanti per la creazione di un centro di potere dalle caratteristiche massoniche. Aveva il referente politico, laico ma disponibile a tutto pur di arrivare a fare il Presidente del Consiglio e aveva il megafono più importante del paese, la Rai. Al momento, il progetto politico di Passera è ancora molto “in nuce” e Gubitosi potrebbe restare ancora pochi mesi soltanto in viale Mazzini. Nessuno aveva previsto il ciclone Matteo Renzi, che ha scombussolato un po’ tutti i piani.

Così, a Joaquìn Navarro Valls è venuta una grande idea: puntare ad avere anche un referente di peso nella carta stampata. Ed essendo un collaboratore di “Repubblica”, ha individuato in Carlo De Benedetti l’interlocutore giusto e più a portata di mano. In gran segreto, nei giorni scorsi, l’editore dell’”Espresso”, del quotidiano diretto da Ezio Mauro e della catena di quotidiani  locali della Finegil, è stato accompagnato dall’ex-portavoce di Giovanni Paolo II° a visitare quello che l’Opus Dei considera il suo “fiore all’occhiello”: il Campus Biomedico di Trigoria, di cui è presidente onorario (ma fino a dicembre scorso, effettivo) Paolo Arullani, uno dei membri più influenti della lobby. Si dice che De Benedetti ne sia rimasto molto favorevolmente impressionato e abbia fatto un mare di elogi, assicurando amicizia e assistenza comunicazionale alle necessità propagandistiche illustrate da Navarro Valls e Arullani. Abile e arruolato anche lui, insomma.

Meno fruttuosa, a quanto pare, si sta invece rivelando la pesca tra i giornalisti che si occupano di problematiche legate ai temi religiosi e ai vaticanisti. Ai legami consolidati con Maria Antonietta Calabrò  del Corriere della Sera (ed ex del Sabato) e Marco Tosatti della Stampa (sono in molti i colleghi che si fanno una risata quando leggono sul suo blog i commenti ispirati da Piacenza), fanno da contraltare sia il raffreddamento con i giornalisti dell’Avvenire, il quotidiano della CEI, che i fallimentari tentativi di arruolamento operati in vari media, soprattutto della carta stampata. Gli unici a continuare ad operare con una certa fortuna (ma solo per beatificare le loro fiction), sono i Bernabei. Che possono sfruttare anche il network del marito di Matilde, Giovanni Minoli. I cui rapporti con la lobby e con i direttori generali Rai che si sono succeduti in questi ultimi dieci anni meriterebbero una puntata a parte, tali e tanti sono stati gli sperperi legati al suo nome poi regolarmente “silenziati” con complicità varie.

(4-continua)

 

 

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