Fiumicino: l’aeroporto di Atlantia tra precarietà e insicurezza

Dietro le promesse di investimenti e ampliamenti dell’aeroporto di Fiumicino lanciate da Atlantia, si nasconde un futuro di precarietà e insicurezza sul lavoro.

Come dimostrano le foto, Atlantia fino a settembre ha fatto ricorso al lavoro di alcune cooperative: queste società hanno impiegato lavoratori extracomunitari che nell’orario di lavoro erano sprovvisti degli indumenti che rispettano le norme riguardanti la sicurezza. Non solo: a questi operai sono state affidate mansioni che solitamente vengono svolte dagli operai già operativi nel settore Gestione Operazioni Terminal.

Secondo alcuni operai che hanno vissuto sulla loro pelle questa storia, c’è la precisa volontà da parte di Atlantia di precarizzare il lavoro all’interno dello scalo di Fiumicino. O addirittura di monopolizzarlo: è il caso (“eclatante”, aveva accusato Paolo Buzzetti, presidente dell’associazione nazionale costruttori edili) di Pavimental, società controllata di Atlantia che ha svolto i lavori per la pavimentazione delle piste aeroportuali di Fiumicino (sempre di Atlantia): attraverso questi affidamenti senza gare d’appalto, a società controllate o collegate alle concessionarie, sono stati sottratti alla concorrenza 1,5 miliardi.

Ma quello della Pavimental è solo uno degli esempi all’interno dello scalo di Fiumicino: con l’arrivo di Atlantia, infatti, sono state create una serie di società satelliti che vanno dalla sicurezza ai parcheggi. In tutti questi comparti ci sono stati degli investimenti da parte di Atlantia, in termini di mezzi e divise: l’unica eccezione riguarda, appunto, gli operai della Gestioni Operazioni Terminal. Non solo costretti a lavorare con indumenti logori ed usurati, ma addirittura affiancati a operai extracomunitari sottopagati, in qualche caso – secondo i più maligni – addirittura clandestini.

Dopo le ultime tragiche vicende che hanno coinvolto il Leonardo da Vinci, sono emerse poco alla volta una serie di denunce che descrivono lo scenario poco confortante in cui i lavoratori della Gestione Operazioni Terminal sono costretti ad operare. Nelle settimane successive al rogo che distrusse il Terminal 3, il forte odore dell’incendio ha accompagnato non solo i numerosi turisti di passaggio nello scalo di Fiumicino, ma soprattutto gli operai obbligati a lavorare senza la mascherina per evitare di respirare le polveri dannose alla salute. I dipendenti del settore Gestione Operazioni Terminal, in quell’occasione, sono intervenuti immediatamente sia per distribuire bottiglie di acqua ai passeggeri disturbati dalle polveri dell’incendio, sia per installare nuovi punti di Controllo passaporti, dal momento che il rogo aveva distrutto le postazioni tradizionali.

Molti di questi dipendenti assunti con contratti precari dal 2008 ora sono a rischio, mentre altri sono stati già costretti a cambiare lavoro e sul loro destino si sono allungate molte ombre. Atlantia, infatti, lo scorso marzo ha proposto a una buona parte dei lavoratori di questo settore di cambiare manzione: peccato che in questo modo abbiano perso l’anzianità fin qui acquisita.

Appare evidente, dunque, la volontà di Atlantia di indebolire un reparto dell’aeroporto di Fiumicino molto specializzato grazie a un personale formato a leggere l’etichettatura dei bagagli e competente in materia di sicurezza sul lavoro grazie a corsi di formazione aggiornati. Le foto scattate degli operai extracomunitari, però, descrivono tutta un’altra realtà. Forse il progetto è quello di inglobare il comparto Gestione Operazioni Terminal in una delle altre aziende, sempre private, sempre di Atlantia: ipotesi che è riuscita addirittura a creare una forte unione tra le sigle sindacali che vogliono scongiurare questo pericolo.

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