Morte Cucchi: i carabinieri non vogliono parlare

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La famiglia di Stefano Cucchi pretende giustizia e, forse, l’avrà. L’inchiesta bis sulla morte del 31enne romano è iniziata e vede coinvolti cinque carabinieri, tutti iscritti nel registro degli indagati. Tre di loro, Alessio Di Bernardo, Raffaele D’Alessandro, Francesco Tedesco, sono accusati di lesioni aggravate; gli altri due, Roberto Mandolini e Vincenzo Nicolardi, di falsa testimonianza.

I cinque, che dovrebbero essere tutori dell’ordine appunto, si sono però avvalsi della facoltà di non rispondere. Un diritto della persona, certo (articolo 64 del codice di procedura penale), ma un fatto assai strano e anomalo per uomini che indossano la divisa. Interrogati dal sostituto procuratore Musarò, i militari hanno scelto di rimanere in silenzio e di non rispondere a nessuna domanda del pm.

Risulta chiarissimo, ormai, che la vittima, al momento del suo fermo, venne picchiato nella caserma Appia, dove trascorse la notte prima del processo. Per la famiglia, dunque, le possibilità di avere giustizia sono tornate concrete. Certo è che questo “avvalersi della facoltà di non rispondere” desta particolari sospetti su ciò che avvenne, veramente, la notte in cui perse la vita Stefano Cucchi.

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