Rai: la Fiction secondo i “Cento Autori” schifati dalla Andreatta /3

Tinni Andreatta

Verdone chi? Bellocchio chi? Sorrentino chi? Virzì chi? Tinni Andreatta, avvolta nel suo delirio di onnipotenza, detesta i “Cento Autori”. Tranne naturalmente i suoi fedelissimi, come Ivan Cotroneo.

Sono diventati nel frattempo 500? Ciccia. A Nostra Signora della Fiction non importa nulla. Lei va dritta per la sua strada, anche a costo di finire contro un muro chiamato Antonio Campo Dall’Orto.

Perché adesso la voce secondo la quale potrebbe essere l’ex-manager di Fox Fabrizio Salini il direttore artistico scelto da CdO per rivoluzionare la creatività editoriale della Rai, sta giustamente rivalutando il progetto di riforma messo a punto dai “Cento Autori”.

Cosa proponeva la più importante associazione di registi e sceneggiatori esistente in Italia? Per esempio di dividere l’attuale struttura della Fiction in quattro differenti linee editoriali, ciascuna dotata di un responsabile e di un budget adeguato alla propria mission.

La prima (local) dovrebbe dedicarsi alle produzioni tradizionali, tipo “Don Matteo”, “Una Grande Famiglia”, “Braccialetti Rossi” etc.; la seconda (global) dovrebbe invece puntare sulla serialità più di stampo europeo, con accordi che prevedano investimenti Rai non superiori al 50% ed il restante 50 reperito dai produttori sul mercato, come avviene in tutto il mondo; la terza (digit e sperimentazione) destinata ai nuovi format (soprattutto per Rai Tre) e la quarta (scouting) impegnata sulla ricerca di giovani autori e sceneggiatori da testare su Rai 4 e Rai 5.

Un progetto destinato quindi a smantellare il potere più o meno sovrano dell’attuale direzione della fiction di viale Mazzini, ma che potrebbe invece sposarsi benissimo con l’idea di CdO di studiare la riunificazione della produzione seriale con quella cinematografica.

Di qui il terrore che corre sul filo al secondo piano di viale Mazzini, ma anche negli uffici distaccati di piazza Adriana, dove regna incontrastato l’ad di Rai Cinema, Paolo del Brocco.

A spingere CdO verso una profonda riforma del prodotto editoriale, ci sono anche altri elementi. All’attuale dg e futuro ad Rai non sono affatto piaciuti i racconti che gli sono stati fatti su una Francesca Immacolata Chaouqui che nei mesi scorsi, forte delle sponsorizzazioni Opus Dei, batteva gli uffici dei produttori di fiction e cinema in crisi offrendo pseudo-progetti basati sui documenti pubblicati su “Avarizia” e “Via Crucis”.

E neppure quelli sui collegamenti sempre più stretti tra gli azionisti della Lux Vide della famiglia Bernabei e la Fondazione Ratzinger, nel cui Cda figura l’ex-Segretario di Stato del Vaticano, quel cardinale Tarcisio Bertone che compare in quasi tutti i retroscena più oscuri dei recenti scandali che hanno visto vittima la S. Sede.

Basta con questi intrecci che finiscono per coinvolgere l’azienda, basta con le lobby tipo Opus Rai”, avrebbe deciso CdO. E così sia.

(3 -fine- le precedenti puntate sono state pubblicate il 12 e 13 Novembre)

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