ABI e FCA (ex Fiat) interrompono le relazioni sindacali con UGL

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L’Associazione Bancaria Italiana (ABI) e la FCA (ex Fiat) hanno comunicato formalmente all’Ugl l’interruzione delle relazioni sindacali a qualsiasi livello. E, per quanto riguarda i metalmeccanici, anche la sospensione dei versamenti dei contributi sindacali versati dai dipendenti.

Non ci piace dirlo ma siamo costretti a farlo: noi l’avevamo detto.

Avevamo detto che questa situazione di guerra fratricida interna al sindacato avrebbe provocato danni sia all’immagine del sindacato che ai propri associati.

Oggi le banche hanno annullato qualsiasi contatto con l’Ugl Credito fino a che il Giudice non chiarirà, una volta per tutte, la situazione legata alla legale rappresentanza dell’organizzazione; mentre la FCA ha comunicato che tutte le aziende del gruppo ex Fiat interrompono le relazioni sindacali con la sigla Ugl per gli stessi motivi addotti dall’ABI. Con l’aggravante anche di sospendere l’invio delle quote sindacali versate dai propri dipendenti (essendo a conoscenza che la banca che ne raccoglieva i proventi ha disdetto il rapporto di conto corrente con il sindacato).

Il risultato è che le migliaia di associati Ugl che sono dipendenti da istituti di credito o dalle aziende metalmeccaniche del gruppo FCA sono senza tutela sindacale per colpa di chi da 13 mesi si ostina a non voler trovare una soluzione alla crisi interna all’Ugl.

La soluzione a tutto questo sono tredici mesi che cerchiamo di suggerirla: mettete attorno ad un tavolo tutte e due le fazioni e trovate un accordo provvisorio che porti ad un vero congresso dove ciò che conta siano solo le deleghe e poi vinca il migliore.

Diamo atto a Taddeo Albanese che già dal 10 agosto, quando il suo Consiglio Nazionale lo ha eletto Segretario Generale, si è dichiarato disponibile a sedersi intorno ad un tavolo.

Stessa disponibilità non è arrivata da parte di Paolo Capone che evidentemente non ricorda che tutto è nato il 29 ottobre dello scorso anno quando si è autonominato Segretario Generale.

Non sono bastate nemmeno le due ordinanze dei giudici Garri e Cecilia Bernardo che hanno annullato le due successive elezioni di Capone per farlo addivenire a miti consigli che probabilmente gli arrivano da chi ha tutto l’interesse a non risolvere il problema.

Il risultato è che, come abbiamo scritto recentemente, comunque vada, tutto ciò rappresenta un insuccesso  per l’Ugl ma che sarà pagato solo dai lavoratori associati.

Un’annotazione di cronaca è d’obbligo ed è relativa alla scelta della FCA gruppo che rientra nelle competenze di quella federazione nazionale di categoria di cui era segretario Giovanni Centrella prima di essere catapultato (dalla stessa Renata Polverini) alla segreteria generale. E poi di finire nelle maglie della Procura di Roma per il noto caso della distrazione dei contributi sindacali per fini personali.

Qualcuno mediti su questo e sia dia delle risposte evitando trionfalismi fuori luogo, perché non c’è nulla da festeggiare per una decisione che potrebbe avere l’effetto ciliegia se fosse seguita da altre controparti datoriali.

Già l’Aran, agenzia del pubblico impiego,  ha deciso di dividere a metà, tra le due Ugl,  i diritti derivanti dalla  rappresentanza e abbiamo notizia che anche in quella sede la parte che si riconosce nella cordata Capone/Polverini/Cetica ha scelto di non trovare nessun accordo.

Ora per i lavoratori associati, che già stanno abbandonando in tanti l’Ugl, si crea un ulteriore problema: non avere nessun sindacato che li rappresenti con i propri datori di lavoro.

Ripetiamo, non c’è nulla su cui gioire e chi lo fa è un semplice irresponsabile. Speriamo che da Tunisi, dove si è trasferita una folta delegazione di Via delle Botteghe Oscure (ovviamente a spese delle casse confederali o del patronato Enas), qualche tunisino trasmetta la sua esperienza e faccia capire che i problemi si risolvono con il dialogo e non con inutili quanto discutibili prove di forza.

Noi possiamo solo consigliare di ripartire dal 29 ottobre del 2014 dove la componente Ripartire dal Territorio era disponibile anche ad accettare la segreteria di Capone a condizione di avere trasparenza amministrativa e la certezza della celebrazione del congresso confederale.

Allora si è preferita la rissa che l’accordo e oggi se ne pagano le conseguenze. Le conclusioni le traggano, come stanno facendo tanti lavoratori disdicendo le deleghe, coloro che sono le vere vittime di questa faida: gli iscritti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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2 Commenti

  1. Giuseppe said:

    In riferimento al mio precedente commento avevo dimenticato di aggiungere che mi sono pervenute alcune lamentele di alcuni amici iscritti al sindacato che hanno trovato difficoltà nel contattare alcune sedi dell’Enas a Roma per l’espletamento di pratiche. Ho suggerito loro di rivolgersi direttamente alla nuova sede di Tunisi, che ritengo non avrà problemi di carattere operativo.

  2. Giuseppe said:

    E mentre una montagna di tegole piove sulla testa dei lavoratori iscritti (ma riteniamo ancora per poco, tranne i masochisti naturalmente) all’Ugl Credito e alla Federazione dei metalmeccanici del gruppo Fiat, l’Unione Generale del Lavoro 1 (il sindacato della troika Polverini/Cetica/Capone) è arrivata in Tunisia.
    La foto pubblicata sul sito del sindacato di Via delle Botteghe Oscure (http://www.ugl.it/2015/11/ugl-a-tunisi-inaugurazione-sede-patronato-enas/) mostra la parlamentare di Forza Italia, che, raggiante al centro della scena, compie il gesto rituale del taglio del nastro per l’inaugurazione della nuova sede dell’Enas a Tunisi. Al suo fianco appare il segretario dell’Ugl (sempre quella n.1) Paolo Capone mentre sostiene il nastro – ci sembra, ma potremmo errare – con un certo imbarazzo e un malcelato disappunto.
    A questo punto ci chiediamo. Ma che centra l’On. Polverini con l’Enas? L’ente non dovrebbe fare capo al sindacato? E allora perché non è il segretario Capone – l’unico ad averne pieno titolo – a tagliare il suddetto nastro? O forse Forza Italia ha generosamente sponsorizzato l’apertura della nuova struttura? Misteri dell’Ugl, 1 o 2 poco importa.

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