Brasile: “Non uccidete il fiume sacro”, rivolta degli indios Krenak

indios krenak

Hanno bloccato la ferrovia tra Vitoria e Minas, coi volti e i corpi dipinti con i colori della guerra: gli indios della tribù Krenak hanno protestato contro l’avvelenamento del loro fiume sacro causato dalle miniere.

I mondiali di calcio in Brasile sono finiti da un pezzo, ma in un angolo dell’enorme Paese carioca si sta ancora giocando una partita apparentemente anacronistica: quella di una comunità di uomini contro lo sfruttamento del progresso che avvelena la natura. Gli scarichi chimici delle cave stanno inquinando pesantemente il fiume Doce, risorsa fondamentale per la popolazione dei Krenak: «Se muore il fiume, moriamo anche noi. Dipendiamo tutti dall’acqua: noi, gli alberi, gli animali», ha detto il capo tribù Geovani Krenak. Già dieci anni fa, questa tribù protestò duramente con l’obiettivo di ottenere il riconoscimento dei loro territori, su cui evidentemente alcune grosse compagnie hanno puntato gli occhi. Nel 1997, secondo il sito survival.it, parte delle loro terre gli venne restituita dopo che per anni venne sfruttata da colonizzatori e grandi proprietari terrieri. I Krenak chiedevano anche un risarcimento per i danni causati alla loro terra dalla diga idroelettrica Aimorés, e un dialogo con la Companhia Vale do Rio Doce, responsabile della ferrovia che attraversa la loro terra.

Ora, dunque, è la volta del fiume contaminato dagli scarichi riversati da due condotte utilizzate dalle miniere della compagnia Samarco: la parte del fiume che attraversa il territorio dei Krenak è stata pesantemente inquinata dieci giorni fa. Immediatamente i circa 350 indios della tribù sono rimasti senza acqua potabile e ora temono la ‘mortè del fiume da loro considerato sacro da generazioni. «Ce ne andremo dai binari solo quando riconosceranno la nostra dignità e verranno a parlare con noi. Hanno distrutto la nostra vita, la nostra cultura, e ora ci ignorano. Non lo possiamo accettare», ha denunciato il capo tribù, che ha chiesto un incontro con le autorità locali.

Il capo dei Nativi Sioux, Toro Seduto sosteneva che “quando avranno inquinato l’ultimo fiume, abbattuto l’ultimo albero, preso l’ultimo bisonte, pescato l’ultimo pesce, solo allora si accorgeranno di non poter mangiare il denaro accumulato nelle loro banche”. A quanto pare in Brasile si stano dando da fare.

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