Ylenia Carrisi: svolta nelle indagini sulla figlia di Al Bano

Si riapre la ferita più profonda per Al Bano Carrisi e Romina Power, quella che riguarda la tragica scomparsa della figlia Ylenia. Perché potrebbero esserci delle novità.

Le autorità statunitensi hanno richiesto un campione di DNA del cantante per confrontarlo con quello del corpo di una donna trovata morta in Florida, che sembrerebbe corrispondere alle caratteristiche della figlia della coppia più amata d’Italia. Il prelievo è avvenuto due settimane fa a Cellino San Marco dove risiede il cantante. Alle stesse analisi è stata sottoposta anche, a New York, l’ex moglie Romina e gli altri figli della coppia: Yary, Cristel e Romina Junior.

Il ritrovamento di questo cadavere fa eco ad un’altra vicenda. Keith Hunter Jesperson, un camionista e serial killer di 120 chili, dall’Oregon State Penitentiary a Salem ha confessato di aver ucciso nel 1996 una giovane donna che gli aveva chiesto un passaggio a Tampa City. La ragazza si faceva chiamare Suzanne, nome che Ylenia aveva scelto per quel suo viaggio dentro sé stessa.

Ylenia Maria Sole Carrisi, è la primogenita della famiglia Carrisi-Power. Ha 23 anni quando decide di prendersi una pausa dagli studi per girare il mondo. Il viaggio inizia dal Sudamerica. Dopo poche settimane suo fratello Yari decide di raggiungerla. Arriva in Ecuador ma non la trova, perché Ylenia è già ripartita per New Orleans. Questo evento ha segnato molto Yari Carrisi che proprio quest’anno, partecipando al travel show Pechino Express è tornato in Ecuador e non ha potuto trattenere l’emozione che quei luoghi gli rievocavano.

Tornando a Ylenia, l’ultimo contatto che ha avuto con la sua famiglia è stata una telefonata del 1 gennaio 1994 dal “LeDale Hotel” di New Orleans. Il giorno prima, tuttavia, Ylenia aveva avuto uno scontro telefonico con il papà a causa dalla presenza della figlia a New Orleans perché è lì che la ragazza aveva conosciuto, sei mesi prima, Alexander Masakela, un trombettista di strada cinquantenne drogato e violento. L’uomo fu il primo accusato della misteriosa scomparsa di Ylenia, e non senza una qualche motivazione.

I due alloggiavano in una stanza del “LeDale Hotel”, ma Masakela non ha mai denunciato la sua assenza. Nei giorni seguenti alla scomparsa di Ylenia, l’uomo porta diverse ragazze nella stanza per avere rapporti sessuali. Inoltre, pochi giorni dopo tenta di saldare il conto della stanza con i traveler’s cheque di Ylenia. A questo punto l’hotel chiama la polizia. Masakela se ne va, lasciando però uno zaino pieno di oggetti personali della ragazza. In casa della nuova fidanzata di Masakela, la polizia trova il giubbetto ed il walkman della Carrisi.

Masakela viene arrestato (Al Bano assiste contrariato agli interrogatori) ma resta in carcere pochissimi giorni, dopo di che “scompare” anche lui. C’è stata poi la testimonianza di un guardiano di un acquario di New Oreans che avrebbe visto una donna simile a Ylenia gettarsi nel Mississippi, poco dopo si scopre che l’uomo è miope e si sospetta un depistaggio. E oggi in c’è in carcere un camionista che ha confessato di aver ucciso nel 1996 una ragazza di nome Suzanne.

Romina Power ha sempre sostenuto che Masakela aveva fatto sparire la figlia facendola entrare in un giro sporco simile alla tratta delle bianche, probabilmente dapprima drogandola e segregandola da qualche parte. Al Bano invece purtroppo si è rassegnato, nel frattempo il matrimonio dei due va in pezzi.

Nel gennaio 2013 Albano presenta istanza di dichiarazione di morte presunta al tribunale di Brindisi. Romina si è “profondamente amareggiata” da questa decisione dell’ex-marito. La morte presunta di Ylenia Carrisi in data 31 dicembre 1993 è stata infine dichiarata il 1º dicembre 2014 con sentenza del tribunale di Brindisi.

Chissaà se questa volta si è arrivati davvero al tragico epilogo di questa vicenda.

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