La “caldaia a mais” è il futuro del riscaldamento

mais

Un tempo il mais diventava polenta e piatto principale anche sette giorni su sette sulle tavole dei più poveri. Con parsimonia veniva dato alle galline perché facessero buone uova. Oggi il granturco serve per il riscaldamento. E non è uno scherzo, stiamo parlando della “caldaia a mais”.

Come riporta Repubblica, nella zona industriale di Reggiolo il mais è diventato combustibile, come il metano, il gasolio, la legna. C’è anche chi si indigna, per questa scelta.

Ma le nuove caldaie non vivono solo di granturco. La Bioterm di Valduggia (nel vicentino) annuncia ad esempio che le sue “stufe e termostufe Bruciatutto” si alimentano, oltre che con il granoturco, anche con «grano, fagioli, semi di uva, sorgo, colza, riso e risone, farro, miglio, piante di colza, soia, cardo, canapa», e via elencando. Insomma, i prodotti di tanti campi finiscono nel bruciatore e non sui banconi delle botteghe e dei supermercati.

«A decidere – racconta Paolo Begnozzi della Ecofaber – è il mercato. Se il mais ha un prezzo alto, il consumo come combustibile si riduce. Ma quando abbiamo iniziato il prezzo era basso e c’è stata subito una buona richiesta delle nostre caldaie. Quest’anno il granoturco è sano e viene pagato 15 euro al quintale. Ma anche con questo prezzo c’è una forte richiesta delle caldaie con il serbatoio per il mais. Rispetto all’anno scorso c’è un 70% in più. Vede, il concorrente del granoturco è il pellet che all’ingrosso costa dai 30 ai 40 euro al quintale. Al minuto viaggia sui 3,5 euro per un sacchetto di 15 chili. La differenza di prezzo a favore dei mais è netta. L’investimento è forte, perché per una caldaia da 20-28 Kw, capace di riscaldare un appartamento di grandi dimensioni o un’intera casa, si parte da una spesa di 5.000 euro. Ma usando il mais si spende almeno il 30% in meno rispetto a gas o gasolio. Il gioco vale la candela».

Ecco la caldaia Alpina, 35 Kw. Colore verde, un peso sui 4 quintali (non si mette in salotto ma in un “locale tecnico”, fuori dalla casa, in cantina, in un sottoscala). Si può scegliere: a sinistra il serbatoio per il pellet o a destra quello del mais. Nel corpo centrale puoi usare anche la legna. Una fiamma che arriva a 1000 gradi scalda l’acqua che alimenterà i termosifoni. La stufa più grande arriva a 250 Kw. «Mettendo in batteria quattro stufe da 250 riusciamo a riscaldare un grande albergo, una scuola, una serra. A guidare le nostre caldaie c’è sempre un computer. Riempiendo ad esempio il serbatoio di un’Alpina con 120 chili di mais, c’è un’autonomia di 24 ore». Il mais che brucia invece di trasformarsi in polenta non piace a tutti. «Mi sembra proprio – dice Stefano Masini, responsabile area ambiente e territorio della Coldiretti – una scelta sbagliata. Non si può usare per il riscaldamento un alimento così importante, per gli uomini e per gli animali. Il mais è parte integrante dei mangimi per le vacche che ci danno il latte da bere e da trasformare in formaggi Dop, per i bovini da carne, per quasi tutti gli allevamenti. Siamo di fronte a un vero paradosso: per dare da mangiare alle nostre bestie siamo costretti a importare mais che spesso è Ogm e allo stesso tempo mettiamo nelle caldaie mais italiano che non è Ogm. Meglio puntare sul pellet».

Si importa anche questo, ormai da anni. Il pellet (legno macinato e poi compresso) più pregiato è quello di faggio, seguito dall’abete e dal pino. «Noi abbiamo – dice Stefano Masini – boschi grandissimi e abbandonati che possono produrre legna e pellet. Il mais che brucia è un insulto che però ci fa riflettere. Ci fa capire che nei nostri boschi ci sono risorse che non usiamo: si potrebbe dare lavoro a migliaia di giovani. E scaldare le nostre case con il profumo della legna, non del popcorn».

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4 Commenti

  1. Gianni said:

    Ciao Daniele sono 15 anni che mi scaldo con una caldaia a mais casa di 250 mq.temperatura media 21 gradi naturale che non e riscaldata tutta contemporaneamente ma sulla media circa 120 mq. consumo annualmente circa 100 ql. di mais X €.16,00 = €.1.600,00 devi aggiungere la corrente della ventola,della coclea perche carica in automatico circa €.150 annuo poi il trasporto,la pulizia del croggiolo ogni due giorni e la manutenzione periodica della caldaia e la pulizia della canna fumaria una volta all’anno, se vuoi qualche informazione te la do volentieri
    Ciao

  2. Daniele said:

    Insomma futuro… con un consumo di 120kg in 24 ora..mi sembra un po’ tantino, io ne ho una a pellet che scalda a 21gradi 24/24 con 30kg di pellet al giorno. Ah, dimenticavo: casa da 320mq.

    • Giorgio said:

      Per Daniele, sono interessato a conoscere che caldaia usi. Ho una casa di 220mq. Mi sembra molto interessante il consumo e la resa 24/24 a 21 gradi. Verrebbe un costo di circa 7/9 euro l’ora o sbaglio? Grazie

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