Cronista (?) grillina e musulmana: la strana star di La7

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Valeria Castellano

La televisione e il giornalismo sono mondi difficili, si sa. C’è molta competizione e spesso si va avanti con le raccomandazioni. Quindi, cosa fare per non naufragare in questo dolce mar? Diventare un personaggio, così da essere unici e insostituibili. Attenzione alla coerenza, però. Ecco la tragicommedia di Valeria Castellano.

Valeria Castellano è una sedicente giornalista (al momento non risulta iscritta all’albo dei giornalisti professionisti) grillina (sul sito del Movimento 5 Stelle c’è una sua auto-elogio-biografia) de La Gabbia. Due anni e mezzo fa ha pensato bene di convertirsi all’Islam. Per carità, l’Italia (grazie a Dio) è un paese democratico e se Scientology ha la facoltà di aprire un tempio di diecimila metri quadri a Milano, Valeria di certo può decidere di mettere il velo ed entrare in moschea, nessuno glielo vieta. Ai malpensanti sorge però il dubbio che questa conversione, più che dettata dalla fede, sia stata una scelta “strategica”.

Come mai?

In questi giorni di terrore dovuti alla strage di Parigi, in molti si sono scannati per accaparrarsi interviste e dichiarazioni della Castellano, che anche con 40 di febbre l’altro giorno è andata alla trasmissione radiofonica di Parenzo a dire la sua su Isis, terroristi e Islam. Ed è proprio a causa delle sue dichiarazioni che sorgono quei dubbi dei malpensanti.

Meglio la poligamia del tradimento – dice la giornalista ai microfoni di Parenzo – Non è bello tradire e allora la poligamia significa maggiore libertà. Meglio un uomo che non abbandona e continua a prendersi cura della donna se lei lo vuole. Il divorzio nel mondo islamico esiste da 100 anni prima dei nostri paesi, da quando esiste il Corano, anche la donna può abbandonare l’uomo.”

Quindi, il primo motivo della sua scelta è la poligamia, altro che fede in Allah. Nessuno probabilmente le ha mai spiegato che si può essere poligami anche senza essere musulmani. Certo, in Italia non si può essere sposati contemporaneamente con più persone, ma se lei accetta che il suo uomo se la faccia con altre donne può essere poligama senza essere musulmana. In ogni caso, come può la poligamia essere libertà? Quello che dice la Castellano è che sostanzialmente con la poligamia la donna è tutelata perché anche se l’uomo si innamora di un’altra, perlomeno non l’abbandona. Il che è un abominio. E’ come dire “tanto gli uomini si stancano prima o poi, tanto vale far parte di una comunità che lo mette in conto”. Raccapricciante.

Sulla questione del divorzio, poi, non è esattamente come dice lei. Il Corano prevede  proprio il ripudio della donna: “Quando ripudiate le vostre donne, ripudiatele allo scadere del termine prescritto e contate bene il termine”, sia mai. Poi ci sono i termini vari: “Se avete qualche dubbio a proposito di quelle delle vostre donne che non sperano più nel mestruo, il loro termine sia di tre lunazioni. Lo stesso valga per quelle che non hanno ancora il mestruo. Quelle che sono incinte avranno per termine il parto stesso.” Questa sarebbe la libertà delle donne islamiche secondo Valeria Castellano? Com’è possibile che una giovane donna che ha studiato e che fa una professione che dovrebbe, tra le altre cose, denunciare le ingiustizie la pensi davvero in questo modo?

Ma non è finita qui, perché la nostra super reporter ha una visione tutta sua della donna islamica: “La donna nel mondo occidentale è più sottomessa, siamo legate alla fisicità, alla bellezza, vogliamo piacere con la minigonna e i tacchi. La donna islamica è come l’uomo: tu vai in giro con i pettorali in vista facendo vedere i capezzoli o con i jeans attillati per far vedere il culo? La donna non dipende dal corpo come la donna occidentale. Per non parlare della pubblicità, in Occidente per vendere una ciabatta devi vedere una donna nuda, altrimenti non funziona”. Una posizione interessante.

Secondo la Castellano la donna occidentale è più sottomessa di quella islamica perché è vincolata dalle logiche estetiche, quella musulmana invece è libera come un fringuello. E i suoi selfie ammiccanti su Facebook, il trucco, le canottiere scollate, le minigonne in pizzo? Le giornaliste dai capelli rossi che si convertono? Non dovrebbero essere libere dalle logiche estetiche e andare a spasso con burqua e velo in testa? Ma Valeria non si sente “ancora pronta” a portare il velo, “c’è tempo”. E certo.

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