Serata Lazio: tra “Anni Buttati” e amarcord

anni buttati

Una serata di lazialità vissuta intensamente, un mix di emozioni, sentimenti e anche tanta nostalgia. Il Circolo Trionfale Lazio è stato ieri teatro della presentazione del libro “Anni Buttati” di Antonio “Grinta”, storico fondatore del gruppo “Irriducibili”.

Un libro che parla, appunto, di Lazio, ma soprattutto di tifo. Di tifo genuino, però, passionale; di un modo di vedere e colorare lo stadio diverso, che ha rivoluzionato il panorama ultras dagli anni ‘80 agli anni 2000.

La storia inizia sul finire degli anni Sessanta quando, per la prima volta, insieme a suo padre e a suo zio “Grinta” mette piede dentro l’Olimpico. Da quel momento scoppia l’amore.
Passano gli anni e cambia il modo di andare allo stadio. Gli Eagles Supporters sono ormai al capolinea e iniziano a farsi largo gli “Irriducibili”. Sulle gradinate degli stadi italiani cominciano a nascere i primi gruppi ultras, a Roma quelli biancocelesti sono posizionati in Curva Sud. Antonio inizia ad andare insieme a loro, prima quasi timidamente, poi giorno dopo giorno si integra sempre di più. I più grandi lo ascoltano, capiscono di che pasta è fatto, si fidano di lui. Inizia la sua stagione da tifoso Ultras.

In giro per lo stivale con l’orgoglio di essere laziali, indipendentemente dalla categoria e dai giocatori in campo. Poi gli spareggi di Napoli e la nascita consolidata degli Irriducibili. Ancora serie B, dura e cattiva.
Arrivano gli anni Novanta e con essi le prime tv a pagamento. Il 29 agosto 1993, si gioca Lazio-Foggia, e la partita viene trasmessa in diretta tv. Quello è l’inizio di un cambiamento sempre più radicale, che snaturerà nel giro di pochi anni il vecchio calcio che tutti avevamo amato”.

Tornando alla serata, tanti gli ospiti presenti. Da “Poppy Sbardella” (a lui è stata affidata la prefazione del libro), figlio del grande Antonio, storico direttore generale nella Lazio tricolore del ’74, ad altri “Irriducibili “ come Yuri Alviti (che ha ricordato anche i suoi compagni Fabrizio Toffolo, Diabolik e Paolo Arcivieri), “Disegnello”, (autore di tutte le coreografie della Nord) “Scossetta” e Alessandro Cochi, ex delegato allo sport del Comune di Roma. Fino a Guido Bezzi, figlio di quel Gigi “che definirlo un semplice accompagnatore ufficiale della squadra di Maestrelli sarebbe riduttivo e poco consono ad una persona di primaria importanza nella storia della Lazio”.

Soprattutto, poi, tantissimi giovani, che hanno assistito con partecipazione ai racconti “magici” sulla nascita degli Irriducibili. E un aneddoto, svelato ieri dopo 30 anni. “Mr Enrich” (il famoso pupazzetto degli Irriducibili) non è stato ripreso da un fumetto inglese come tutti (adulti e giovani) credevano. “È vero, vi ho preso in giro per anni. Ma dovevo inventarmi una storia credibile”, ha raccontato il Grinta. “In realtà era un disegno che trovai sui quaderni di scuola di mio fratello Paolo. L’ho modificato un po’ e l’ho fatto diventare il nostro simbolo, raccontando di averlo scovato in un mio viaggio a Londra. Tutta una bugia”.

Un vero e proprio bagno di lazialità. Quello che ci voleva in un momento storico dove quegli anni sembrano ormai volati via per sempre. In un momento storico dove gli stadi sono sempre più vuoti per le leggi anti-ultras. In un momento storico dove, un po’ per Lotito, un po’ per il prefetto Gabrielli, un po’ per i risultati deludenti e un po’, va detto, per pigrizia, si preferisce rimanere a casa piuttosto che seguire la propria squadra dal vivo.

“Ci vorrebbe di nuovo una sede”. In queste parole, pronunciate in coro da chi, come gli Irriducibili, aveva creato quella storica sede a via Bartolomeo Bossi, si rispecchia tutta la situazione di disagio che stanno vivendo i giovani laziali di oggi. “Serve nuovamente un luogo per aggregare, forgiare e formare le nuove leve, altrimenti tra qualche anno i laziali veri non ci saranno più”.

A chi si domanda il perché del titolo “Anni Buttati” la risposta del “Grinta” è semplice: “Buttati è una provocazione, perché è quello che credono tutti coloro che non hanno potuto vivere un sogno così bello”. “Anni buttati” per organizzare treni, trasferte, coreografie, ad inventare scuse con moglie e fidanzate per seguire la Lazio in tutta Italia e poi, verso la fine degli anni ’90, anche in Europa. Anni che, per questo e tantissimi altri motivi, non potranno mai essere considerati buttati. Anche se non torneranno più.

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