La Onlus italiana che finanziava l’Isis

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L’Isis è stato finanziato anche dall’Italia, attraverso le adozioni a distanza di bambini siriani organizzati da una Onlus.

Come riporta Libero, un documento del Fatf (Financial action task force) rivela i vari canali di finanziamento dello Stato Islamico. Gran parte dei finanziamenti arrivano dal commercio di petrolio e gas, altri importanti dai riscatti ottenuti per i rapimenti di facoltosi cittadini iracheni o dal contrabbando di reperti archeologici. Il flusso più continuo proveniente dall’estero, però, è proprio quello dei fondi delle Onlus e organizzazioni di carità. Il sistema di adozioni a distanza è stato utilizzato dai terroristi islamici per fregare proprio gli italiani. «Su un conto di una importante banca del Nord Italia aperto da una Onlus per attività di carità fra cui l’adozione a distanza in Siria, sono affluiti versamenti cash e bonifici bancari.

Una volta accreditati quei fondi, sono stati inviati in Turchia, dove avrebbero dovuto essere ritirati e impiegati per il loro legittimo utilizzo. La maggiore parte dei versamenti infatti portavano come causale “adozione”. Le indagini hanno individuato fra i vari versamenti anche quelli effettuati dall’uomo che poi ha avuto la disponibilità di tutti quei fondi: un membro di un gruppo radicale costituito nel Nord Italia per reclutare combattenti radicali. L’uomo aveva utilizzato quella Onlus come mezzo insospettabile di trasferimento fondi per finanziare la sua organizzazione terroristica». Questo sistema secondo gli esperti finanziari del G20 è diffuso in tutta Europa. Non potendo utilizzare canali intercettabili di finanziamento, sono molte le Onlus che vengono utilizzate con questo obiettivo, quasi sempre con lo scopo apparente di aiutare i rifugiati siriani nei campi profughi della Turchia.

Un caso del genere è stato scoperto in Francia, dove una Onlus raccoglieva fondi per progetti umanitari in Siria e nei Territori palestinesi. Dopo una campagna di raccolta nell’agosto 2013 ha portato due ambulanze in Siria con materiale medico e fondi per iniziare la costruzione di un ospedale. Sono state pubblicate su Facebook le foto della consegna delle ambulanze anche per dare prova ai benefattori di come venivano utilizzati i loro fondi. Un mese dopo altra raccolta fondi promossa attraverso i social network per i campi profughi siriani in Turchia. Questa volta la polizia francese che aveva ricevuto una soffiata, ha fermato all’aeroporto di Parigi un gruppo di volontari di quella Onlus. Ognuno di loro aveva una bolla di accompagnamento per giustificare il passaggio di 6mila euro, ma ognuno ne aveva con sé 9.900. L’extra, infatti, veniva trasferito fisicamente in Turchia ai gruppi terroristici siriani affiliati all’Isis.

Sulle Onlus è scattata la stretta in gran parte dei Paesi occidentali, ma non in Italia. Il rapporto annuale sui rischi terroristici diffuso dal governo Usa mette il dito proprio su quella piaga: «L’Italia ha numerose debolezze che rendono il suo sistema assai permeabile dagli abusi di protagonisti del crimine. Per esempio l’Italia non obbliga le Onlus come avviene in molti altri Paesi a inviare rapporti immediati su transazioni sospette come avviene per le società private in base alla legge antiriciclaggio italiana. Non solo, ma l’Italia in aggiunta non distribuisce di routine alle proprie istituzioni finanziarie la lista aggiornata compilata dalle Nazioni Unite dei terroristi e delle organizzazioni al bando». Ed è più facile per gli amici dei terroristi fare arrivare aiuti e fondi proprio dall’Italia.

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