Il Gambia dice stop alle mutilazioni genitali femminili

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Finalmente qualcosa sta cambiando. Yahya Jammeh, presidente del Gambia (Stato dell’Africa Occidentale accanto al Senegal) ha deciso che nel suo paese non verrà più eseguita l’infibulazione (o pratiche simili) sulle bambine.

Una decisione motivata dalla presa di coscienza, vergognosamente tardiva, che questa mutilazione non è richiesta dall’Islam.  Meglio tardi che mai. Verrebbe da dire. Complimenti a questo presidente “illuminato”. Verrebbe da esclamare. Eppure la decisione di Yahya Jammeh è stata accolta con stupore.

Secondo l’Unicef, le mutilazioni femminili coinvolgono circa il 76% delle bambine in Gambia, paese a maggioranza musulmana. L’età è variabile: a 14 anni, il 56% delle ragazze è stato già sottoposto alla procedura. Ma sono stati segnalati anche casi di circoncisione femminile sulle neonate.

Diversi ecclesiastici musulmani anziani del Gambia hanno più volte negato la pratica delle mutilazioni genitali femminili nel loro paese. Al massimo, hanno sottolineato, viene praticata “solo” la circoncisione femminile, come se facesse una qualche differenza (a livello fisico sì, ma a livello formale si tratta sempre e comunque di violenza).

Nel 2014, l’allora imam di stato Alhaji Abdoulie Fatty, aveva dichiarato di non essere venuto mai a conoscenza di casi di decessi dovute a questo tipo di mutilazioni. Come se fosse necessario morire per confermare che si tratta di una barbarie senza alcuna logica.

Il presidente Jammeh ha dichiarato che il divieto è con decorrenza immediata. Non è ancora chiaro se sarà promulgata una legge che permetta al divieto di esser rispettato.

Jaha Dukureh, attivista contro le mutilazioni femminili, in un’intervista al Guardian ha mostrato uno stupore incontenibile: «Sono davvero stupita dalla decisione del presidente. Non me lo sarei aspettato nemmeno fra un milione di anni. Sono orgogliosa del mio paese, sono davvero felice».

Lo stupore deriva anche dal fatto che in Gambia sono in piena campagna elettorale. «Potrebbe costargli la vittoria. Credo che al presidente stia a cuore il problema, era solo qualcosa che non è mai stato portato alla sua attenzione. Ha messo al primo posto le donne e le ragazze e ciò potrebbe avere un effetto negativo. Ma questo mostra anche che tiene più alla situazione delle donne che alla possibilità di perdere dei voti» ha affermato Dukureh.

 

 

 

 

 

 

 

 

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