Scontrini e multe sparite: Marino “scaricato” e quei Vigili infedeli

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Scaricato dall’ex capo di gabinetto sulla questione “scontrini”; coinvolto nella poco trasparente gestione del corpo dei Vigili Urbani della Capitale dediti ad annullare le multe a vip, notabili e imprenditori: anche decaduto, Ignazio Marino continua ad essere travolto da una serie di inchieste.

Non c’è pace per il chirurgo genovese: a un mese di distanza dalla fine della sua Giunta, Luigi Fucito, ex capo di gabinetto del sindaco decaduto, interrogato dal pm Roberto Felici nell’ambito dell’inchiesta sulle cene di rappresentanza, ha preso le distanze dalla questione riguardante gli scontrini. “Erano atti di pertinenza della segreteria” ha dichiarato il dirigente ai magistrati, riferendosi anche all’aumento del plafond da 10 mila a 50 mila euro voluto e ottenuto dallo stesso Marino. Proprio l’ex sindaco aveva assicurato che le firme sui giustificativi non erano le sue: “Le avranno siglate i miei collaboratori”. Peccato che anche i collaboratori, come Fucito, abbiano negato la circostanza davanti ai magistrati.

Ma sulla Giunta Marino si allunga un’altra ombra ingombrante: quella della fallimentare gestione del corpo dei Vigili Urbani. L’ultima bufera riguarda la truffa delle multe fatte sparire dalla banda del click: montagne di pratiche fatte appositamente sparire da alcuni agenti, per una perdita di oltre due milioni di euro per le casse del Comune di Roma. Truffa, abuso d’ufficio e appropriazione indebita: queste le accuse rivolte a tre funzionari della pubblica amministrazione e due dipendenti dell’Ufficio contravvenzioni. In particolare, sono state azzerate le contestazioni a un automobilista per l’ammontare di 600mila euro.

Tra i principali beneficiari della cricca dei Vigili c’erano persone della “Roma bene” come vip, personaggi dello spettacolo e imprenditori: tutta gente che risiede nel Centro storico, dal momento che la maggior parte delle contravvenzioni cancellate riguardavano l’accesso senza permesso in uno dei varchi alla Ztl.

A descrivere lo stato di “intoccabilità” in cui questi dipendenti agivano, sono le parole dell’ex assessore alla Legalità, Alfonso Sabella: “I dirigenti di quell’ufficio erano stati spostati da me, grazie alla rotazione lo scorso agosto – ha dichiarato nell’intervista a Repubblica – Ci eravamo accorti che qualcosa non quadrava e abbiamo fatto quello che era nei nostri poteri fare”. E perché non sono stati licenziati? “Bisogna che ci sia una sentenza passata in giudicato per poter prendere provvedimenti drastici come il licenziamento”.

E sulle rotazioni, Sabella ha dichiarato: “Prima del nostro arrivo venivano fatte col cambio del nome dell’ufficio: il funzionario restava sulla scrivania e cambiava la targa nuova”.

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