Cambio sesso? L’operazione ai trans la paga lo Stato

trans

La notizia, a dir poco sconvolgente, è di un mese fa. Ma è passata quasi inosservata, perché nessun giornale e nessun programma televisivo ne ha voluto parlare. Soltanto “Libero”, il 20 aprile scorso, ha riportato la cruda realtà: il nostro governo ha stanziato 600 milioni di euro per coloro che vogliono cambiare sesso. Avete letto bene. Più precisamente, 20 mila euro a carico dello Stato per ogni transessuale che desidera diventare donna (o uomo), in tutto e per tutto. Oltre al pagamento di altre spese nel caso la prima operazione non dovesse riuscire perfettamente. Si, perché molto spesso il primo intervento non è mai risolutivo e presenta delle complicazioni. In Italia ci sono 50mila transessuali, molti stranieri. Di questi, circa il 40% ha richiesto al SSN (servizio sanitario nazionale) un intervento chirurgico per cambiare sesso. Ed è tutto a carico dei contribuenti italiani.

Per la gioia di Vladimir Luxuria & co è tutto vero. Basta presentare domanda di “rettificazione di attribuzione di sesso” (disciplinata dalla Legge nazionale 164/1982) presso il proprio tribunale di residenza. E il gioco è fatto. Arrivano i soldi dello Stato. Si può anche scegliere di operarsi all’estero, in Thailandia per esempio, dove il transessualismo e il cambio di sesso sono all’ordine del giorno. E chiedere poi il rimborso all’ASL.

L’Italia segue così “l’esempio” di Cuba, dove Mariela Castro, nipote di Fidel, ha deciso (nel 2008) di sovvenzionare tutti gli uomini e le donne desiderosi di sottoporsi all’operazione per cambiare il proprio sesso.

Intanto sul web si scatenano le polemiche. “Mia sorella qualche mese fa è andata in ospedale per farsi togliere un neo ‘pericoloso’ e il medico le ha specificato che lo Stato non poteva pagare nulla, nonostante abbia un reddito bassissimo”, ha scritto una ragazza su Facebook. “E perché il neo di mia sorella se lo deve pagare da sola, ma i trans possono cambiare sesso a spese dell’Italia?”. Altri si sono “semplicemente” limitati a scrivere “che tristezza”, “è una vergona”, “dove finiremo?”.

Premesso che cambiare sesso è rispettabile perché ognuno fa ciò che vuole, soprattutto se non ci si trova bene con il proprio corpo, perché lo Stato dovrebbe pagare l’intervento a trans, gay, lesbiche che vivono una situazione emotiva complicata con la sessualità?

Le tasche della collettività sopportano economicamente interventi costosissimi per queste persone, mentre la sanità di “banalissimi” conservatori eterosessuali è totalmente squattrinata a suon di esosi ticket. Sono queste  le politiche progressiste per la famiglia del futuro.

 

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15 Commenti

  1. Giulio said:

    Da questi articoletti che pubblicate trapelano solo disinformazione e pressapochismo. La serietà giornalistica di questo “giornale” è imbarazzante.

  2. gabriele said:

    Questo articolo dimostra l’ignoranza di chi l’ha scritto… fatevi un giro sulle norme italiane prima di aprire bocca… e considerate che in ALCUNI casi il cambio sesso è ritenuto necessario per la salute del paziente (fisica e mentale).
    Capita raramente, ma ben venga sia così

    • sonia barelli said:

      non capisco perchè la mutua debba passare solo i soldi dell’operazione finale…..chi ha scritto sui cosidetti “frocioni” a parte che non sa nemmeno cosa sia la disforia di genere ma non capisce cosa passa una persona transessuale a girare per Roma. Ben vengano i soldi per l’operazione finale ma “sotto” non si vede, mentre il viso si nota subito e quindi quella operazione dovrebbe essere sovvenzionata dalla mutua al fine di far vivere le trans più dignitosamente!!

  3. Davide said:

    Ovviamente. In italia il cambio di sesso è considerato una cura ad una malattia, la disforia di genere. Quindi la passa la mutua. Se si smettesse di considerare le persone trans malate, non le si dovrebbe “curare” e quindi spendere soldi pubblici. Se sono malati, allora quella è la cura, e la sanità deve pagarla, come paga a tutti le cure.

    Chi ha scritto questo articolo è un ignorante. Smettila di ignorare le cose, non sai niente.

  4. guglielmo said:

    Se la notizia è vera è una vergona insopportabile…..spero venga fatto qualcosa

  5. stefania said:

    Leggendo questo articolo, provo vergogna e tristezza per queste persone che hanno scritto su fb queste parole,paragonare a togliere un neo,ad una persona nato/a in un corpo che non sente suo,gia discriminate per il loro genere,renderebbe queste persone gia fragili alla infelicita’ a vita .Quindi mi ripeto e vergogioso che in italia esitono ancora persone transfobiche ,veramente come dice l’altra persona su fb ,dove andremo a finire ,le Trans sono persone che hanno il diritto di vivere la loro vita con serenita’perche sono cittadini italiani come tutti.Quindi devono usufruire dei stessi diritti di tutti ,il diritto alla salute che fortunatamente e universale

  6. alessio said:

    BASTA CON QUESTI ARTICOLI FALSI MESSI Lì SOLO PER ALIMENTARE IL RAZZISMO DELLA GENTE!!

    • Baldinacci Antonella said:

      Che poi sono pure degli ignoranti. Si capisce benissimo che è falso dal linguaggio non giornalistico e del tutto infantile e dall’ignoranza che porta a confondere chi ha scritto l’articolo un gay e una lesbica per un transessuale

  7. michela angelini said:

    Tengo a precisare che per il bilancio della sanità pubblica tale cifra è irrilevante e, data la vena transfobica del suo articolo, tengo anche a precisare un altro paio di cose:

    La legge 164/82 IMPONE di fatto il cambio di sesso (quantomeno la sterilizzazione ) per avere il cambio anagrafico. Quindi di quel 40% da lei citato (e non so che fonte abbia usato per estrapolare tale dato) molte e molti sono costrett* a farlo per poter avere dei documenti coerenti all’aspetto, dei documenti che consentano di trovare un lavoro e di non dover spiegare a tutti che si è transessuali quando si usa una carta di credito o si ritira una raccomandata, o si prende un aereo.

    Il basta presentare domanda al giudice si traduce in anni di attesa, in spese, in frustrazione per dover essere giudicat* da qualcuno che ben poco sa di transessualità. E anche questo è un costo per lo stato, visto che molte persone transessuali devono chiedere il gratuito patrocinio, perché il lavoro non l’hanno, per i motivi sopra esposti.

    Lo stato non paga nessun intervento a gay e lesbiche che non si trovano bene con la propria sessualità, lo paga a quelle persone transessuali che, con diagnosi di disforia di genere, ovvero di uno stato di ansia e depressione causato dalla discrepanza tra sesso biologico e genere vissuto, ne fanno richiesta.

    Ora, c’è un disegno di legge, il 405, in attesa di calendarizzazione in commissione giustizia che vi farebbe tanto piacere vedere approvato: prevede che i documenti vengano cambiati subito e che il giudice non si debba più pronunciare, così intanto risparmiate i soldi dei gratuiti patrocini, se è questo il problema.

    Vi invito a visitare il sito disegnodilegge405.blogspot.it in modo da farvi un’idea della tematica e della vita delle persone transessuali che non sia da quella di un contabile pazzo alla ricerca di centesimi da risparmiare. Grazie.

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