Carceri: migliaia di “piccoli” pusher tornano in libertà. Ma non basta

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Migliaia di detenuti potranno uscire di prigione dopo la decisione della Cassazione di ridurre le pene per il piccolo spaccio di droga. Cinquemila secondo “Libero”, quattromila secondo “Repubblica”, tremila secondo il “Corriere della Sera”, diecimila per il “Fatto Quotidiano”. I numeri non sono ancora definiti, ma se dovesse venire accolta la loro richiesta di revisione, arriveranno moltissimi sconti di pena. La Cassazione ha infatti stabilito il diritto dei condannati, in via definitiva per lieve spaccio, con la recidiva, a ricalcolare la pena al ribasso, dopo due verdetti della Corte costituzionale.

Il ministro della Giustizia Andrea Orlando, preoccupatissimo per la scadenza dell’ultimatum dato all’Italia dalla Cedu e per il rischio di pagare multe salatissime, ha tirato un bel sospiro di sollievo dopo questa decisione. Giusta, che però non risolve il problema. “Svuotiamo le carceri come vuole la Ue”. Un’ancora di salvataggio quella lanciata in aiuto del Guardasigilli, arrivata, per sua fortuna, nel momento più opportuno. Ecco forse spiegata la sua richiesta di prolungare la data di scadenza dell’ultimatum della Corte di Strasburgo. Una condanna che però arriverà ugualmente, ma con una multa certamente minore, viste le prossime scarcerazioni cui assisteremo.

Certo è che questa disposizione non risolve affatto la questione del sovraffollamento nelle nostre carceri. Né le pessime condizioni in cui i detenuti italiani (che sono soprattutto stranieri) sono costretti a vivere.

Ed è impossibile far finta di nulla di fronte alla situazione delle nostre patrie galere. Pessima, seconda solo alla Serbia. Sovraffollamento, celle piccole, condizioni igienico-sanitarie ai limiti della decenza, suicidi e carcere preventivo sono problemi reali. Che vanno risolti concretamente. Non basta di certo la depenalizzazioni della pena per i “piccoli” spacciatori.

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