Scandalo banche/3: l’autista con la terza media che faceva il “direttore”

L'autista Domenico Di Fabrizio

Continua il viaggio nello scandalo che ha caratterizzato la “mala gestio” di Banca Marche, Etruria, Carife e Carichieti, peggiorata dalla “distrazione” di Bankitalia.

Stavolta i “riflettori” li puntiamo sulla Cassa di risparmio di Chieti: quando fu deciso di commissariarla, nel settembre del 2014, non fu solo per le gravi perdite. Ma anche (o soprattutto) per le “gravi irregolarità amministrative” scoperte dalla Banca d’Italia.

Modesto sviluppo, eccesso di assunzioni, promozioni in numero del tutto anomalo, riconoscimento di incentivi ad personam non legati ai risultati o alla tipologia di mansioni svolte” si legge in una relazione.

Le “irregolarità” erano l’incentivo all’esodo da 3 milioni di euro dato al precedente direttore generale quattro anni prima, e la riassunzione di un dipendente che, stando alle carte della Banca d’Italia, “esercita influenza diretta e indiretta sui membri del consiglio” e che “ha influenzato, pervasivamente, tutte le attività della banca, dalla politica del personale, alle sponsorizzazioni, alla gestione di favore dei rapporti con le parti correlate”.

Chi era questo individuo capace di condizionare le decisioni della Cassa di risparmio di Chieti? Non un manager, non un dirigente ma un autista: Domenico Di Fabrizio. Con la terza media. Una figura potentissima, capace di influenzare le dinamiche della banca.

A notare la sua presenza, nel 2012, fu un ispettore della Banca d’Italia che fece una segnalazione ai vertici. Casualmente Di Fabrizio poco dopo andò in pensione. Salvo poi essere riassunto nel 2013, perché si era sentito in dovere di “stare vicino alla banca”.

Com’è possibile che un autista abbia potuto assumere un ruolo del genere? E poi ci stupiamo se questi istituti di credito si siano ritrovati in questa situazione disastrosa?

Certo, anche il presidente venezuelano Nicolas Maduro era stato autista di autobus. E, per restare in Italia, Francesco Storace era l’autista del ras del Msi laziale Michele Marchio. Ma basta questo a diventare banchieri? Non esiste un servizio di sorveglianza? E Bankitalia?

Lungi dal voler trasformare Di Fabrizio in un capro espiatorio è indubbio che è un degno rappresentante di un malcostume tipicamente italiano.

 

 

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