Fischia il vento‎, infuria la bufera… ma per Lerner niente rossa primavera

Gad Lerner,
Gad Lerner

Calcolatrice alla mano, LaEffe, la televisione della Feltrinelli, ultimo refugium flopporum di Gad Lerner, sta facendo i conti con le proprie perdite.

Secondo il quotidiano Mf, il gruppo editoriale ha in mente un piano di «riposizionamento e sta trattando con le banche il rifinanziamento del debito, 140 milioni a fine 2014. Una delle conseguenze potrebbe essere lo spegnimento della rete, che non riesce a superare lo 0,25% di share giornaliero».

Ma come? Con un conduttore così accattivante e gradevole come Gad Lerner e una trasmissione così avvincente e mai faziosa come “Fischia il vento”, non riuscite a superare lo 0,25% di share?

Eppure gli ingredienti per il successo ci sono tutti. Quanta ignoranza c’è in giro, signori miei.

Come si legge direttamente sul sito dell’affabile presentatore si tratta di una “rinnovata formula che vede Gad Lerner viaggiare ed esplorare i confini dell’Europa, del Mediterraneo, fino all’Africa e al Medio Oriente, per cercare di rispondere, attraverso interviste dirette e ricerche sul campo, a domande importanti e tuttora irrisolte con affermazioni forti, a volte provocatorie, riassunte in 6 titoli-hashtag per stimolare un acceso dibattito anche social”.

Quanta umiltà di intenti. Strano che sui social l’acceso dibattito non sia pervenuto. Pochi gli interventi degli utenti, pochissimi quelli opportuni, molta la (facile) ironia. E niente. Nessuno capisce la genialità di Lerner.

Eppure il carnet degli argomenti era ampio e variegato: dopo la prima puntata “La Storia si ripete” del 25 novembre, c’è stato “Basterebbe un traghetto” (2 dicembre) e “Non è un mondo per bianchi” (9 dicembre). Riusciremo mai a vedere “Generazione di fanatici” (16 dicembre), “I nuovi razzisti” (23 dicembre), “Il business dei dannati” (30 dicembre)?

Sei appuntamenti speciali, articolati in sei reportage e sei film d’autore, per approfondire gli scenari geo-socio-politici contemporanei in una nuova formula di informazione che unisce il linguaggio del reportage a quello cinematografico“.

Ma l’Italia, si sa, non è un Paese per fini intellettuali. Dateci un cinepanettone o una partita di calcio e siamo più felici.

Fischia il vento e infuria la bufera, scarpe rotte (ma rigorosamente firmate) e pur bisogna andar a conquistare la rossa primavera” cantavano i partigiani. Ma mi sa che Gad Lerner a primavera non ci arriva. Quantomeno non a LaEffe.

 

 

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