I giochi dell’Eni sull’informazione

Luigi Bisignani, mediatore tra l'Eni e Dagospia

Tra i “top spender” in Italia, secondo la classifica dell’Istituto Nielsen, figura l’Eni. Quello tra il gruppo petrolifero e l’informazione è un rapporto complesso che passa per i finanziamenti di testate molto seguite, come Dagospia, fino ad arrivare alla proprietà di un’intera agenzia stampa, la Agi (Agenzia Giornalistica Italia). A seguito dell’inchiesta sulla P4 condotta dai pm Curcio e Woodcock, risultò come la testata online di gossip, politica e finanza, fondata da Roberto D’Agostino, godesse di investimenti, in banner pubblicitari dedicati al cane a sei zampe, per 100mila euro in un anno. Nulla contro la legge, ma mediatore dell’operazione risultò Luigi Bisignani, che venne condannato in via definitiva per la maxi-tangente Enimont.

L’amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni, parlando ai giornalisti dei finanziamenti a Dagospia nel corso di un incontro, ha chiamato in causa un altro soggetto editoriale, Il Sole 24 Ore, attraverso il quale Eni ha condotto l’attività pubblicitaria sul sito, sottolineando come quelle per Dagospia siano al decimo posto tra le spese sostenute. La cifra investita per gli spazi sul sito di D’Agostino è certamente molto bassa se raffrontata alla spesa totale che Eni impiega per la comunicazione (tra i 200 e i 250 milioni). Situazione delicata, invece, per l’agenzia stampa controllata dall’azienda petrolifera. Nel 2012, infatti, l’Eni ha subìto una perdita che si aggira attorno a 1,8 milioni di euro, nonostante gli investimenti della capogruppo Eni (circa 17 milioni ricevuti in abbonamenti e finanziamenti) e quelli arrivati dalla Presidenza del Consiglio (14 milioni). Secondo il colosso energetico la cifra del passivo non tiene conto dell’adesione di Agi al consolidato fiscale di Eni e che quindi, considerata la svalutazione delle imposte anticipate, si ridimensionerebbe a 381 mila euro di perdite, mentre nel 2011 i ricavi erano stati di 914mila euro.

Il mandato di Paolo Scaroni, nell’Eni da circa nove anni, dovrebbe scadere proprio in questo 2014 appena cominciato, che forse vedrà anche la cessione dell’Agi: sembrerebbe infatti, che per tale operazione l’amministratore delegato abbia incaricato ancora una volta Luigi Bisignani. Non sono poche le inchieste che hanno avuto come protagonista la prima azienda italiana: dalle accuse di tangenti in Algeria, alle attività nocive all’ecosistema causate dalla pratica del “gas flaring” in paesi come Nigeria e Kazakistan. Un ventaglio di criticità difficili da gestire, soprattutto sotto il profilo della comunicazione, che ha visto nel 2012 spendere ben 64 milioni di euro in investimenti pubblicitari, circa il 7,8% in meno dell’anno precedente.

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