Scandalo banche, investitori cornuti e mazziati: “Dovevano stare più attenti”

Antonio Patuelli, presidente dell'Abi

Ha dell’incredibile l’intervista rilasciata a Il Tempo da Antonio Patuelli, presidente dell’Abi, l’associazione delle banche: «Coloro che firmano un investimento dovrebbero stare più attenti. Non si può chiedere agli operatori bancari di fare il lavoro di tutti. E non si può ammettere che chi entra in una banca sia giuridicamente irresponsabile».

Ah sì? Peccato che un ex dipendente di Banca Etruria (uno dei quattro istituti coinvolti) abbia candidamente ammesso di aver venduto ai propri correntisti obbligazioni ad alto rischio perché costretto dal direttore. E peccato anche che ci sia scappato il morto (Luigino D’Angelo, il pensionato che si è tolto la vita per aver perso 110mila euro).

Eppure il presidente dell’Abi, senza vergogna, respinge al mittente ogni accusa mossa contro le banche (Bankitalia in primis) o la Consob o chiunque altro avrebbe dovuto in qualche modo vigilare: «Io non sono il controllore dei controllori». E ancora: «io non sono un pubblico ufficiale né un’autorità di governo o di vigilanza». Scusi per il disturbo.

E, oltre il danno (quello di aver perso i risparmi di una vita) arriva anche la beffa: sentirsi dare degli “irresponsabili”. Non tarda infatti la ramanzina, da buon padre di famiglia: «In banca ci si va come dal fruttivendolo: bisogna controllare la merce». Questo, in estrema sintesi, il Patuelli pensiero.

E mentre sono in corso le inchieste giudiziarie per accertare le responsabilità e verificare se c’è stata una frode (ed, eventualmente, risarcire i correntisti), mister Abi propone la sua “ricetta” per evitare quelli che lui definisce “equivoci”: «Imporre a tutti gli emittenti e i venditori di titoli […] definiti […] ad elevato rischio, di apporre nella prima pagina di questi moduli con gli stessi caratteri cubitali delle sigarette: prodotto finanziario ad alto rischio».

Che idea geniale. Come mai nessuno ci ha pensato prima? «Nei primi fogli c’era scritto basso rischio, poi diventava alto» ha confessato un dipendente di una delle quattro banche fallite: «L’ordine di mentire ci arrivava dalla banca, pena il licenziamento». Il pensionato suicida «firmò il questionario che sottoponevamo a tutti, nel quale c’era scritto che il rischio era minimo per questo tipo di operazione». 

Ma come? Non si è trattato di un investitore “irresponsabile” che ha comprato obbligazioni ad alto rischio con la stessa “leggerezza” con cui si acquistano due chili di mandarini dal fruttivendolo? «Era uno dei clienti più diffidenti e convincerlo a fare proprio quel tipo di investimento non fu facile».

«Ho Luigino sulla coscienza» ammette l’ex dipendente di Banca Etruria. Quantomeno lui ne ha una.

 

 

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