Salute: salvate l’Ime, eccellenza italiana nel mondo

L’Ime, Istituto Mediterraneo di Ematologia, eccellenza italiana all’avanguardia nel mondo per la cura della talassemia, rischia di cessare l’attività il 31 dicembre.

La talassemia o anemia mediterranea, è la malattia dovuta alla mancata produzione di emoglobina, che spesso si rivela mortale, con poche alternative terapeutiche tra cui il trapianto di midollo. “Con la chiusura dell’Ime il rischio è quello che si disperda un importantissimo patrimonio culturale e scientifico italiano” afferma Pietro Sodani, esperto di trapianto di midollo osseo da donatore non compatibile e dirigente medico della Fondazione Ime. “L’Istituto Mediterraneo di Ematologia – racconta Sodani – venne fondato nel 2003, da tre ministeri italiani: quello della Salute, dell’Economia e degli Esteri assieme alla Regione Lazio”. L’Ime – come si legge nella petizione online – svolge la sua attività terapeutica presso il policlinico di Tor Vergata, ma in locali ottenuti in affitto, la cui conduzione verrà a cessare il 31 dicembre 2015, a seguito dello sfratto disposto dal locatore a causa della morosità dell’ente che si è concretizzata in un debito di 6 milioni di euro. Come può un’eccellenza a livello mondiale svolgere la sua attività in affitto?

Il lavoro dell’istituto è partito nel 2003, in realtà l’esperienza ha molti più anni sulle spalle: “L’attività si sviluppò circa trentacinque anni fa: è dal 1980 che il professor Lucarelli si occupa di trapianto di midollo osseo. Fino ad oggi sono stati eseguiti più di 400 trapianti, non è un gran numero se paragonato con altri istituti, ma l’Istituto Mediterraneo di Ematologia ha un’esperienza monotematica: ci siamo focalizzati su questa malattia genetica che è la più diffusa in tutto il mondo”.

In questi 15 anni il gruppo dei professionisti dell’Ime, oltre ad aver eseguito i 400 trapianti (fra donatore compatibile e non compatibile), ha pubblicato oltre 40 articoli scientifici sulle più prestigiose riviste scientifiche del mondo; tutto ciò a dimostrazione del fatto che ci sono professionalità importanti che operano all’interno dell’istituto che vanno tutelate indipendentemente dal destino dell’ente e della Fondazione, preservando l’attività clinica e di ricerca dei medici e loro collaboratori, dal momento che danno lustro e prestigio all’Italia

Così, per salvare una delle eccellenze italiane, fondamentale per la vita di centinaia di migliaia di bambini in tutto il mondo, è partita la petizione online indirizzata al ministro della Salute, Beatrice Lorenzin. I tempi stringono e l’appello viene lanciato con una certa urgenza. “Siamo venuti a sapere che la chiusura è dovuta a problemi di natura economica” – sottolinea Sodani – “La struttura ha sempre goduto di sovvenzioni governative: ogni anno l’Istituto Mediterraneo di Ematologia è sopravvissuto tramite gli stanziamenti contenuti nelle Finanziarie: quest’anno, però, sono venuti a mancare, così la Fondazione rischia di non reggere il peso economico”.

Di scatenare polemiche sulle responsabilità (politiche?) di un futuro pieno di incognite, ai responsabili della Fondazione Ime proprio non interessa: “Il nostro unico obiettivo – rilancia il dott. Sodani – è la salvaguardia clinica dell’Istituto, considerato centro di riferimento internazionale per la cura della talassemia. Vogliamo che non si disperda un patrimonio della cultura sanitaria italiana: il trapianto di midollo osseo per curare l’anemia mediterranea è stato ideato in Italia e rappresenta un onore per il nostro Paese”. In effetti, il direttore scientifico della Fondazione, Guido Lucarelli, è considerato in tutto il mondo il pioniere del trapianto di midollo osseo nella talassemia.

Lo scorso settembre è arrivata la notizia della possibile chiusura: “Inevitabilmente sono stati bloccati tutti gli arrivi programmati dei bambini che dovevano essere presi in cura. Ora il rischio è che tutte le persone che si sono formate con me nel corso degli anni, professionisti espertissimi in questa delicata materia, andranno da altre parti e dovranno cercare altre attività: ecco perché quello dell’Ime è un patrimonio di conoscenze che rischia di dissolversi”.

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