Banca Etruria, truffa e istigazione al suicidio?

banca etruria

Nuovi sviluppi dell’inchiesta sul suicidio di Luigino D’Angelo: due mesi prima di proporgli l’acquisto delle obbligazioni subordinate, i funzionari di Banca Etruria avrebbero “modificato il suo profilo”.

Il presidente dell’Abi aveva tuonato contro i risparmiatori che avevano “irresponsabilmente” investito i loro risparmi nelle banche senza informarsi adeguatamente.

Adesso, man mano che le indagini vanno avanti, si scoprono tutti gli altarini: il pensionato che si è suicidato dopo aver perso i risparmi di una vita con il crack di Banca Etruria potrebbe essere stato truffato.

Il che, se risultasse vero, non dovrebbe stupire più di tanto: a far venire il “dubbio” in tal senso ci aveva già pensato l’impiegato della banca che aveva ammesso che i moduli fatti firmare al pensionato non riportavano adeguatamente il livello di rischio.

Ora salta fuori che il livello di “affidabilità” sarebbe stato alzato per giustificare l’investimento ad “alto rischio” che dovrebbe essere invece consigliato soltanto a clienti istituzionali o quantomeno a chi è esperto nella materia e sa che potrebbe perdere il proprio capitale.

Ora bisognerà verificare se il pensionato fosse stato informato delle possibili conseguenze. Per questo motivo il pubblico ministero di Civitavecchia Alessandra D’Amore ha chiesto alla Guardia di Finanza di perquisire la filiale di Banca Etruria e sequestrare tutta la documentazione relativa a D’Angelo.

Secondo i primi controlli la modifica del “profilo” sarebbe avvenuta nel novembre del 2012 e nel febbraio del 2013 avrebbe deciso di utilizzare in quel modo i suoi risparmi. Per questo i finanzieri hanno perquisito e interrogato Marcello Benedetti, il funzionario che nei giorni scorsi aveva ammesso di aver proposto a D’Angelo quel tipo di investimento.

L’indagine ricostruirà ogni fase del rapporto tra il pensionato e la sua banca: si vuole capire quanti altri casi siano stati trattati in modo analogo, visto che dai primi controlli potrebbero essere più di 100 i risparmiatori che hanno acquistato obbligazioni.

Al momento non ci sono indagati ma, qualora le informazione fornite a D’Angelo e agli altri investitori non fossero state adeguate, saranno i responsabili della filiale a rispondere dell’accusa di aver ingannato i clienti: lo scopo era recuperare quanto più denaro possibile nel tentativo di coprire i buchi nel bilancio di Banca Etruria.

 

 

 

 

Articoli correlati

Top