Rugby italiano: tra i dubbi di oggi e le speranze future

Alfredo Gavazzi presidente Federazione Italiana Rugby Fir

L’enorme diffusione della palla ovale e il contrappasso della possibile scomparsa della società L’Aquila.

Qualche perplessità rimane, nonostante la forte crescita del bilancio FIR e del numero di tesserati.

In che acque naviga il rugby italiano? La situazione de L’Aquila Rugby (5 scudetti, l’ultimo nel 1994, e 2 Coppe Italia), che rischia di vedere cancellata la sua importante storia, può rappresentare un campanello d’allarme? Nonostante la crescita esponenziale del movimento italiano della palla ovale e l’enorme aumento di appassionati nella nostra nazione, gli ultimi risultati non brillanti degli azzurri, assieme alle sorti incerte della società abruzzese, hanno fatto sorgere più di un dubbio sullo stato di salute del rugby tricolore. Proprio l’ingresso dell’Italia nel prestigioso circuito del torneo europeo del 6 Nazioni e il conseguente afflusso di sponsor e nuovi tesserati, ha fatto aumentare il bilancio della Federazione Italiana Rugby dai 4 milioni di euro del 1996 ai 40 milioni di euro del 2012: un aumento pari al circa 1000%. I dati riguardanti i tesserati, inoltre, mostrano segnali molto positivi indicando un incremento medio del 6% per gli uomini e del 20% per le donne. Eppure questo sport sembra che stenti a decollare: il gap rispetto alle altre nazioni europee come Francia, Scozia, Irlanda, Galles e Inghilterra, rimane ancora troppo alto. Certo, si parla di paesi nei quali l’educazione alla palla ovale viene insegnata fin dalle scuole elementari. Infatti, è proprio nella diffusione degli sport all’interno delle scuole una delle principali differenze culturali tra l’Italia principalmente pallonara e gli altri paesi europei. Oltre a basarsi su una tradizione rugbistica ultracentenaria, l’attività sportiva di base all’estero spetta all’organizzazione statale. Il sistema scolastico italiano, invece, affida l’attività sportiva al Coni.

Ed è sul rapporto con il Comitato olimpico, che il nuovo presidente della FIR, Alfredo Gavazzi, vuole puntare per un’importante inversione di rotta. Il successore di Giancarlo Dondi, presidente della FIR per sedici anni (quattro mandati consecutivi), è stato eletto nel 2012, battendo la concorrenza di Amerino Zatta e Gianni Amore. Gavazzi, come aveva illustrato nel suo programma di presentazione, ha potuto contare sul sostegno di Giancarlo Dondi che ora ricopre l’incarico di Presidente Onorario della FIR. Imprenditore bresciano 64enne, fondatore della società Rugby Calvisano, il nuovo presidente FIR non nasconde gli ottimi rapporti con l’attuale numero uno del CONI, Giovanni Malagò. Proprio la presenza nella commissione fiscale CONI, ha permesso a Gavazzi di illustrare alle istituzioni il bisogno di una diversità fiscalità nell’associazionismo sportivo. Il presidente FIR, inoltre, vuole raggiungere una diversa distribuzione di contributi del CONI alle federazioni sportive nazionali che prenda in considerazione nuovi criteri. Tra gli altri punti su cui la nuova gestione vuole basare il rilancio del rugby in Italia, ci sono la diffusione e la formazione con programmi specifici che avranno l’obiettivo di creare una “scuola tecnica italiana”. Non è un caso, infatti, che gli negli ultimi 25 anni (ad eccezione di una breve parentesi nel 1999 con Massimo Mascioletti) i ct della nazionale siano stati pescati dall’estero. Per puntare in alto, ovviamente, occorre partire dal basso: per questo è stato avanzato il Progetto Scuola che prevede lo sviluppo e il consolidamento di una partnership con il ministero della Pubblica Istruzione. Le figure attraverso cui attualmente passa l’avvicinamento dei più piccoli sono quelle degli operatori scolastici e su di loro la FIR ha intenzione di indirizzare parte degli sforzi, diversificando ed incentivando la formazione specifica. In questi giorni il presidente FIR sta proseguendo le visite presso le società sparse sul territorio nazionale per metterle al corrente di quanto è stato fatto dalla sua elezione ad oggi. Proprio questo costante coinvolgimento che permette di aggiornarsi sugli sviluppi e le problematiche delle singole società, è stato accolto positivamente dai Comitati regionali.

Tra i risultati finora ottenuti c’è l’aumento delle Accademie Under 18 che sono arrivate a 9 (erano solo 3 prima dell’elezione di Gavazzi) e l’istituzione di 32 centri di formazione Under 16. Il potenziamento di questi organismi destinati ai giovani rientra nell’ottica di un potenziamento di un vivaio che consenta di raggiungere importanti vittorie fornendo sempre nuovi campioni. Tra gli ostacoli dello sviluppo e dell’espansione della disciplina, naturalmente, non poteva mancare la difficile situazione economica che ricade in maniera importante. Molte società sportive vorrebbero gestire o addirittura costruire nuovi impianti dove svolgere le proprie attività. Così la FIR, oltre al finanziamento a fondo perduto a cui si può accedere attraverso la Normativa Impianti Federale, ha previsto una convenzione con il Credito Sportivo. In questo modo molte associazioni, in accordo con gli enti locali, verrebbero facilitate a superare le limitazioni imposte dal patto di stabilità.

L’Italia, dunque, si starebbe assestando in questi anni per poter raggiungere una crescita nel medio-lungo termine. Intanto, nel breve periodo, Gavazzi ha raggiunto un’importante risultato all’interno della Rabopro12, quella che in precedenza era la Celtic League. Fino all’anno scorso, infatti, la posizione della nostra Federazione all’interno della competizione internazionale non era certo paritaria alle altre. La somma che l’Italia doveva versare annualmente era di 3 milioni, mentre ora il contributo di partecipazione sarà di 5 milioni di euro complessivi per i primi 4 anni. Inoltre, l’Italia siederà al tavolo in modo finalmente paritetico partecipando alla divisione degli utili. Scenari, questi che si stanno delineando con la presidenza Gavazzi, che possono far ben sperare nell’ottica della crescita di uno sport sano e educativo.

I valori che insegna la palla ovale sono riconosciuti dagli sportivi di tutte le discipline: sacrificio, contatto fisico nel rispetto dell’avversario e rialzarsi dopo aver subito un duro placcaggio. È quello che tutti gli amanti dello sport, e non solo, augurano alla città de L’Aquila e alla sua squadra di rugby.

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