Indagati in divisa? Meglio nasconderli

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Due pesi, due misure. Come spesso accade, quando di mezzo ci sono le divise. Quante volte le foto di agenti di polizia e carabinieri, macchiatisi di un reato, sono state pubblicate su giornali o mandate in onda in televisione? Quasi mai. E questo “quasi mai” continua.

Eppure, con immagini e video (per legge non si potrebbe) di arresti di criminali comuni (ma anche di politici) si riempiono quotidiani e telegiornali. Come ad esempio la sequenza della cattura dell’ex Nar Massimo Carminati. Ma anche di Massimo Bossetti e di mille altri.

La musica non cambia col passare degli anni. Anzi, è sempre la stessa. Qualche esempio? Gabriele Sandri e Stefano Cucchi, ma di casi simili ce ne sono moltissimi. Come la vicenda Marrazzo. Alzi la mano chi ha mai visto l’immagine dei carabinieri coinvolti nello scandalo. Nessuno.

Luigi Spaccarotella è l’agente della polizia stradale che l’11 novembre del 2007 ha sparato e ucciso “Gabbo”, condannato in Appello (sentenza confermata dalla Cassazione) a 9 anni e mezzo per omicidio volontario. Avete mai visto una sua fotografia, chiara, limpida, in cui si vede bene il suo volto? No, nessuna immagine è stata mai pubblicata. Ce n’è giusto una in cui Spaccarotella si vede, solo però di profilo. Nulla di più.

Veniamo a Stefano Cucchi, un caso eclatante di malagiustizia italiana. Se non fosse stato per il Procuratore di Roma Giuseppe Pignatone, che ha deciso di riaprire le indagini e per la tenacia della sorella della vittima, Ilaria, a quest’ora tutti l’avrebbero fatta franca. I responsabili del violento pestaggio e delle successive reticenze e depistaggi (cinque carabinieri), non sarebbero mai saltati fuori. Cucchi sarebbe morto perché considerato solo “un tossico di merda” e la colpa non sarebbe stata di nessuno, se non dei medici e delle guardie carcerarie. Anche in questo caso, il volto dei cinque militari dell’Arma non è mai apparso sulle prime pagine dei giornali, né tantomeno in tv.

Ci ha pensato sempre Ilaria Cucchi a divulgare la foto di Francesco Tedesco, uno dei carabinieri indagati per lesioni gravi nei confronti del fratello. Non l’avesse mai fatto. La donna ha dovuto subire il linciaggio dei giornali (e la denuncia del militare indagato) che hanno condannato la sua scelta. Così come hanno condannato la scelta della sorella di Giuseppe Uva (altra vittima di un pestaggio che poi ha portato alla morte), Lucia, che ha imitato la Cucchi pubblicando la foto di uno dei presunti responsabili delle percosse al fratello.

Ma perché chi commette un reato (grave e non) può essere sottoposto alla gogna mediatica, con le proprie foto (spesso della vita privata) pubblicate ovunque e se invece si tratta di un tutore dell’ordine (sic!) tutto deve rimanere sotto silenzio?

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