Guano a Roma: rischio tubercolosi?

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La questione degli storni migratori a Roma da semplice problema è diventato una vera e propria emergenza.

Oltre alla pessima figura che la città eterna fa con i turisti che vengono a visitarla, c’è un vero e proprio pericolo per la sicurezza di chi, suo malgrado, si trova a dover attraversare le zone “critiche”. Il primo problema è quello degli incideenti di automobilisti e scoopteristi in primis, ma anche dei semplici passanti.

L’asfalto è talemente scivoloso da rendere estremamente difficile le la guida e anche solo la semplice camminata. Ma non è finita qui. Da qualche giorno infatti aleggia nell’aria (oltre al cattivo odore del guano che ricopre le strade della Capitale) la notizia che tutto questo possa causare (oltre ai conati di vomito) la tubercolosi. Ma è davvero così?

Lo spiega il prof. Massimo Andreoni, Primario del reparto di Malattie Infettive presso il PVT di Tor Vergata attraverso i microfoni di Radio Cusano Campus: «Il germe dalla tubercolosi aviaria può infettare l’uomo quindi potenzialmente il rischio c’è. C’è da dire che questo micro batterio è molto comune nell’ambiente, indipendentemente dal guano. E’ più facile trovarlo nelle acque e nelle areazioni, che non disperso sul suolo. Il rischio di infezione è ipotetico».

Una reale possibilità, sebbene rara, può coinvolgere le persone immunodepresse, ovvero coloro il cui sistema immunitario è compromesso.

Quello che bisogna avere ben chiaro, secondo l’esperto, è che gli uccelli possono essere sì portatori di molti patogeni pericolosi, ma che difficilmente fanno il salto della specie. In Italia fortunatamente non sono vettori di malattie pericolose in grado di scatenare conseguenze gravi per la salute.

«Nelle feci degli uccelli ci possono essere molti microrganismi che possono infettare – continua il Professore – Gli uccelli sono certamente dei vettori efficaci di infezioni. Non ci sono studi che dimostrano che nelle città dove c’è molto guano ci sia un incremento di alcune patologie».

L’ipotesi tubercolosi quindi è abbastanza remota, bisogna “solo” tapparsi il naso e fare attenzione a camminare. Ma ormai i romani sono abituati.

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