Lavoro e studio, l’esodo dei nuovi giovani emigranti italiani

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Sempre più italiani e sempre più giovani fanno le valigie per lasciare il Paese e cercare lavoro altrove, segnando un inquietante aumento del 30,7% rispetto al 2012.

I dati sono stati forniti dalla Camera di Commercio di Monza e Brianza che li ha elaborati sulle stime dell’Istat: nel 2014 hanno lasciato l’Italia 90 mila connazionali; ma il dato ancora più allarmante è che la metà di chi ha scelto di andarsene – per motivi di studio o di lavoro – ha meno di 40 anni. “Per i giovani – è stato sottolineato – si tratta in pratica di 3,3 trasferimenti all’estero ogni mille under 40, in aumento del 34,3% in due anni”.

Il dato che riguarda le città in cui si registra il maggior numero di partenze – nel 2014 si è partiti di più da Milano (con quasi 3.300 cambi di residenza di giovani tra i 18 e i 39 anni), Roma (quasi 3mila trasferimenti) e Torino (1.650) – dovrebbe spingere a pensare che si tratti di una fuga temporanea a cui seguirà quasi sicuramente un rientro in Patria. Lo spiega Renato Mattioni, segretario generale della Camera di Commercio di Monza e Brianza: «Rispetto al passato, si tratta di una emigrazione più limitata nel tempo e di qualità – precisa Mattioni – almeno per quanto riguarda le partenze dalle metropoli del Nord»: dunque, molti giovani sono mandati all’estero dalle famiglie (imprenditori o professionisti della media borghesia settentrionale) per studiare o comunque acquisire conoscenze e competenze da riversare poi, una volta rientrati in Italia, nelle attività professionali familiari o personali. È un fenomeno, dice ancora Mattioni, a cui stiamo assistendo ormai da qualche anno.

Ma a dipingere un quadro desolante circa i giovani italiani è arrivato il dato diffuso ieri riguardante la metà dei nostri laureati (52,9%) che risulta occupato entro tre anni dalla laurea, a fronte di una media europea dell’80,5%. Non solo “figli di papà” mandati all’estero dunque, ma anche molti laureati decidono di andarsene di spontanea volontà, per cercare una propria strada o per non finire come le loro famiglie affossate dalle tasse di uno Stato che in cambio non offre servizi all’altezza.

Il dato, purtroppo, rimane: quello degli under 40 è un vero e proprio esodo. Tra qualche anno vedremo i risultati dell’investimento, forse: per ora salutiamo i nostri connazionali che partono con il fazzoletto bianco.

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