Centrodestra: Passera, Fini… attenti a questi due

Centrodestra: Passera, Fini

Centrodestra: Passera, Fini alle prese con un altro centrodestra?

di Carola Parisi

È un oggetto ancora talmente misterioso che non se ne conosce con certezza neppure il nome. “Il Tempo”, quotidiano di centrodestra per antonomasia, la chiama “Italia Unita”; “Il Giornale”, altra colonna della medesima area politica, opta per “Italia Unica”. Ma il mistero è destinato a restare tale ancora solo per pochi giorni. Perché il 14 giugno, Corrado Passera apparirà finalmente in pubblico e dagli Studios di via Tiburtina, normalmente destinati allo spettacolo, lancerà il suo messaggio alla Nazione, presentando il programma di questa nuova formazione politica destinata a “terremotare” il futuro dei moderati e dei conservatori. Se ne sentiva la necessità e l’ex-superministro “tecnico” di Mario Monti ha deciso di andare incontro alle aspettative degli italiani.

Chiuse le urne delle europee, Passera ha iniziato il lancio della sua creatura. Interviste, “pezzi” e “profili” mirati chiesti e ottenuti sui quotidiani diretti dagli amici (e dai beneficiati durante la sua esperienza bancaria), apparizioni accattivanti in tv. Ha così avuto modo di ripetere ossessivamente che è “molto arrabbiato con Renzi”, che il neo-presidente del Consiglio “sta sbagliando tutto”, che “è necessario tagliare 50 miliardi di tasse”, che lui ha “un sacco di belle idee e di proposte per risolvere i problemi del paese”. Ce le farà conoscere, appunto, alla presentazione del suo movimento. Non prima. E la curiosità aumenta.

E’ uno strano personaggio questo Passera. Per ora, l’abbiamo conosciuto solo per i buoni propositi, tutti regolarmente falliti, durante il governo Monti. Un anno di chiacchiere, di sorrisetti ammiccanti del genere “eh, se avessi le mani libere…”, di annunci roboanti cui non ha fatto seguito il minimo risultato concreto, di grandi servizi sui rotocalchi familiari per mostrare la sua  molto più giovane seconda moglie (la rampante e ambiziosissima Giovanna Salza) e i suoi due nuovi pargoletti. Uno squallore di tipo americano che lo accomuna a quello che cerca di accreditarsi come suo possibile alleato, Gianfranco Fini.

Ora si scopre che Corrado Passera, in questi ultimi dodici mesi, si è concesso un “anno sabbatico”, durante il quale ha girato l’Italia in lungo e in largo per “ascoltare…e prestare attenzione ai problemi delle categorie…a raccogliere le sofferenze di un paese in terribile crisi…e verificare da vicino la disgregazione sociale”. Ma certo, come no: alzi la mano chi se n’era accorto.

Peccato che invece questo signore, questo banchiere cinico e carrierista come pochi, fosse –fino a poco più di un anno fa- nient’altro che il candidato premier espressione di un nuovo partito centrista covato da una lobby cattolica e laica che faceva capo al segretario di Stato Vaticano Tarcisio Bertone, al cardinale Mauro Piacenza, alla fazione (oggi in disgrazia) dell’Opus Dei che gli aveva messo a disposizione la Rai grazie all’accoppiata Tarantola-Gubitosi.

“Il Tempo”, il quotidiano che si sta più spendendo per favorire l’ascesa del nuovo astro del moderatismo, ha accreditato Passera al secondo posto (dietro Raffaele Fitto) tra i possibili futuri leader dell’area una volta dominata da Berlusconi. Addirittura con il 37% dei consensi e provando a strangolare nella culla tutti gli altri possibili pretendenti. Direbbe Totò: “ma ci faccia il piacere…ci faccia!”.

 di Paolo Signorelli

Oltre a Corrado Passera, c’era un altro ritorno di cui si sentiva un gran bisogno, quello di Gianfranco Fini. L’attesa è stata premiata. Pochi giorni fa, approfittando di un convegno per commemorare due grandi del centrodestra, Pinuccio Tatarella e Domenico Mennitti, entrambi lucidi strateghi dell’area che ha sempre raccolto moderati e conservatori, l’ex-presidente della Camera ha annunciato la sua ridiscesa in campo.

Come il suo “gemello” banchiere (tutti e due al secondo menàge con una donna molto più giovane e molto ingombrante, più relativa coppia di figlioletti), il fu leader della Destra italiana lo ha fatto con grande jattanza e senza la minima autocritica circa gli errori fatti. Anzi, pensando che la miglior difesa è sempre l’attacco, Fini si è permesso di sfottere i leader che in questi anni hanno tentato disperatamente di rincollare i cocci di ciò che lui aveva distrutto.

Aveva promesso che si sarebbe dimesso dallo scranno più alto di Montecitorio se si fosse accertato che la casa di Montecarlo era davvero finita nelle mani del cognatino. Se n’è bellamente fregato, restando incollato alla poltrona fino all’ultimo e trascinando con il suo egoismo nel disastro anche il partitino che si era creato a propria immagine e somiglianza. Errori su errori, disastri su disastri, distruzioni su distruzioni.

Ora vorrebbe riprovarci. Secondo “Il Giornale”, avrebbe preso contatti proprio con Passera. Forse non è vero, perché sarebbe un autogoal clamoroso per tutti e due. Per il “gemello” banchiere, il quale ha giurato che mai e poi mai imbarcherà sul suo nuovo vascello politici del passato. Ma anche per lo stesso Fini, l’immobiliarista di Montecarlo, che avrebbe non poche difficoltà a spiegare ai suoi eventuali nuovi adepti i punti in comune di un personaggio come Passera, nato a fianco di De Benedetti, con l’elettorato dell’area di centrodestra.

Passera o non Passera, comunque, se davvero Fini non riesce a restare per sempre nell’ombra, come sarebbe più opportuno, si scelga un  giornalista dell’altra sponda (viste le sue frequentazioni del dopo Berlusconi, non gli mancano di certo) e si faccia fare una bella intervista. Una di quelle vere, non in ginocchio, durante le quali può continuare a propalare senza contraddittorio le sue orrende bugie sugli errori politici e personali. Racconti la verità sulla casa di Montecarlo e chieda scusa per aver protetto e coperto il cognatino Giancarlo Tulliani (che difatti è misteriosamente sparito) nelle sue numerose malefatte. Ma soprattutto: racconti chi lo spinse dall’interno e dall’esterno dei confini nazionali contro Berlusconi, facendogli balenare che sarebbe stato lui il successore.

Altrimenti, il suo ritorno in politica, se lo può scordare. Perché ogniqualvolta avrà l’ardire di comparire in pubblico, saranno parecchi i militanti della vecchia destra politica da lui annientata che gli chiederanno conto e ragione delle mascalzonate che ha fatto loro digerire. Su questo, non deve avere il minimo dubbio.

 

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