Dall’ ENI, finalmente un segnale

ENI

La rivoluzione renziana non si ferma agli avvicendamenti di vertice.  L’uscita di Paolo Scaroni dall’ ENI, con l’ultimo  scandalo della campagna da 500mila euro sul Corriere della Sera cancellata per le critiche di Milena Gabanelli al “padre padrone” del colosso energetico, ha eliminato anche Stefano Lucchini.

Claudio Descalzi, il nuovo amministratore delegato che qualcuno aveva troppo in fretta indicato come il fedele delfino di Scaroni, sta facendo piazza pulita della vecchia gestione.  E la testa di “monsignor Lucchini”, come era stato scherzosamente soprannominato l’uomo di fiducia del vecchio ad, è stata la prima a rotolare nel paniere.

Descalzi non si è limitato ad accompagnare gentilmente verso l’uscita Lucchini (insieme al suo “braccio destro”, Leonardo Bellodi), ma sta ora smantellando pezzo per pezzo l’impero comunicazionale delle Relazioni Esterne dell’ente: un centro di potere che non aveva uguali in Italia, forte di un budget complessivo arrivato a 200 milioni di euro e attraverso il quale l’accoppiata Scaroni-Lucchini poteva fare il bello e il cattivo tempo sui media di tutto il mondo; distribuendo a piene mani ricche campagne pubblicitarie agli incensatori e lasciando solo le briciole ai “critici” e ai cattivi.

E’ un primo e significativo segnale di cui va dato atto a Descalzi e al suo nuovo staff. La speranza, ora, è  che l’esempio dell’ad dell’ ENI venga seguito anche dai suoi  omologhi dell’ENEL, delle Poste e via via da tutti gli altri “uomini nuovi” con cui il premier ha avviato il profondo rinnovamento degli enti controllati dallo Stato. E che troppo spesso, in questi anni, si erano trasformati in veri e propri “potentati” personali dei rispettivi vertici. Anche dall’ENEL, per esempio, arrivano segnali confortanti circa l’imminente  giubilazione di un altro Lucchini (ma in sedicesimo), Gianluca Comin.

Qualcosa si muove, insomma, all’interno della lobby dei comunicatori un tanto al chilo. Non potrà che giovarsene la libertà d’informazione radiotelevisiva e della carta stampata. Quella vera.

 

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