Rogo nell’ex pastificio occupato, rom rifiutano trasferimento

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(Foto Omniroma)

Nella notte un incendio ha colpito l’ex pastificio di via Collatina, occupato da alcune settimane da 130 nomadi di nazionalità romena.

L’intervento immediato dei vigili del fuoco, però, non ha spento del tutto le fiamme della struttura da cui continua a provenire un fumo acre e denso. L’inferno è scoppiato nella tarda serata di ieri e a causa dell’enorme quantità di rifiuti raccolta all’interno dello stabile le operazioni di spegnimento si sono rivelate più difficoltose del previsto. Non solo, una volta arrivati gli operatori della Sala Operativa Sociale del Comune che hanno offerto alle mamme con bambini il trasferimento in una delle strutture per madri con figli della città, si sono sentiti rifiutare la proposta. Nessuno, infatti, ha accettato e molti hanno già lasciato la zona in cerca di una nuova sistemazione in una delle tante occupazioni della città.

Nell’intervista rilasciata al Corriere della Sera, il Commissario straordinario Francesco Paolo Tronca ha affermato che «il mio binario è quello della legalità e della solidarietà. E di un orgoglio da ritrovare. Poi trasparenza, inclusione, ascolto, dialogo, negoziazione. Ma soprattutto fiducia, la convinzione che si possono fare le cose». A quanto pare, però, la strada è ancora molto in salita e i residenti delle periferie romane hanno cominciato a non sopportare più il degrado che vivono quotidianamente da ormai troppo tempo. All’esterno della struttura andata a fuoco si sono recati alcuni membri del comitato di quartiere Tor Sapienza, «esasperati da una situazione drammatica: questo sarà il duecentesimo rogo che interessa questa zona» ha raccontato il presidente Roberto Torre, secondo cui «non c’è la volontà da parte delle istituzioni di risolvere il problema». Il sistema di integrazione, aggiunge, «non ha funzionato perché quando si lasciano le persone nella povertà, l’arte di arrangiarsi porta a fare di tutto, anche a superare la legalità».

Infine, nonostante il pericolo causato dai fumi, molti nomadi hanno superato il blocco delle forze dell’ordine, per rientrare nella struttura e recuperare le proprie cose in attesa di trovare una nuova sistemazione.

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