Rai: Ranza (Pubblicità) e Maggiore (Comunicazione) le ultime scelte di CDO

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Settimana campale per viale Mazzini quella che si è appena aperta. Con l’approvazione del nuovo statuto da parte del CdA, Antonio Campo Dall’Orto assumerà finalmente quei pieni poteri da amministratore delegato che dovrebbero consentire la trasformazione della Rai.

E dopo aver illustrato alla Commissione Parlamentare di Vigilanza le grandi linee del suo piano d’azione, potrà accelerare il ricambio del management, peraltro già avviato con professionisti al di sopra di ogni sospetto “lottizzatorio”. Dopo Cinzia Squadrone (Marketing), Pierpaolo Cotone (Legale), Guido Rossi (Capostaff), Gian Paolo Tagliavia (digitale) e Carlo Verdelli (Informazione), la prossima new entry dovrebbe essere già nei prossimi giorni quella di Matteo Maggiore alla Comunicazione: una vera e propria portaerei del settore a livello internazionale, vista la provenienza BBC (e non solo). Così almeno ha annunciato il sito Dagospia, solitamente molto ben informato sui movimenti dell’azienda di viale Mazzini.

Ma CDO sta stringendo i tempi anche per risolvere la drammatica situazione della pubblicità, la cui raccolta si è dimezzata durante il triennio da dg di Luigi Gubitosi e di ad dell’ex-Sipra di Fabrizio Piscopo. Pare che il prescelto come futuro Ad sia Ivan Ranza (attualmente a Il Sole 24 Ore), che può vantare esperienze in Seat e in Publitalia, ma anche a La 7, dove si sarebbe appunto a legato a Campo Dall’Orto. Con lui, alla presidenza (con deleghe operative) di Rai Pubblicità sembra confermato l’arrivo di Antonio Marano, attuale vicedg. Il tutto dovrebbe concretizzarsi a marzo, cioè con l’assemblea di bilancio.

Con l’arrivo di Tagliavia, Verdelli e Maggiore (e quello ormai prossimo del  Direttore Creativo), sta prendendo sempre più corpo quello che sarà il nuovo vertice aziendale: un vertice con molti meno “primi riporti” di quanti ce ne fossero in passato, in una struttura di corporate quindi molto più verticale che orizzontale.

C’è poi molta attesa anche per quanto riguarda le “uscite” dei Guby-boy e delle Guby-girl. Perché Campo Dall’Orto non sembra affatto disposto a riconoscere “incentivi”di sorta. Preferisce insomma attendere le dimissioni degli interessati, soprattutto dopo essersi reso conto dei costi “ereditati” con le cause di lavoro provocate dalle scelte del suo predecessore.

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