Aborto, in Italia ritornano quelli clandestini e quelli “fai da te”

Un’inchiesta della trasmissione PresaDiretta su RaiTre ha puntato i riflettori su un inquietante fenomeno: il ricorso all’aborto clandestino a causa della difficoltà di eseguirlo nelle strutture sanitarie pubbliche.

In Italia la media di medici e infermieri che si rifiutano di praticare l’aborto volontario è del 70%. Ci sono città, come ad esempio Ascoli Piceno, in cui la percentuale degli obiettori di coscienza raggiunge il 100%: un intero ospedale che si rifiuta di eseguire un’interruzione volontaria di gravidanza dicendo no alla legge 194.

Il Consiglio d’Europa ha già richiamato l’Italia poiché sta violando la legge: a causa della presenza massiccia di medici obiettori, infatti, non viene garantita l’applicazione della legge 194 in maniera uniforme in tutto il territorio nazionale.

Il risultato? In Italia sono rispuntati fuori gli aborti clandestini e quelli fai da te: ad esempio, con l’utilizzo del Cytotec, un farmaco utilizzato nelle cure delle ulcere ma che, se assunto senza rispettare la corretta posologia, provoca contrazioni dell’utero che portano all’aborto.

E negli altri paesi come si gestisce l’obiezione di coscienza?

In Francia tutti gli ospedali pubblici hanno per Legge l’obbligo di rendere disponibili i servizi di interruzione della gravidanza.

In Inghilterra è obiettore solo il 10% dei medici ed esistono centri di prenotazione aperti 24 ore su 24 , 7 giorni su 7 e, soprattutto, gli operatori che decidono di lavorare nelle strutture di pianificazione familiare non possono dichiararsi obiettori.

In Svezia la questione viene gestita “a monte”: se uno studente di medicina chiede di specializzarsi in ginecologia e ostetricia gli viene subito chiesto quale sia la sua posizione in merito all’aborto. Qualora avesse un qualunque dubbio in proposito, gli viene consigliata un’altra specialità.

 

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