Ci scrive Oscar Farinetti: ecco la verità sulla morte di Antonio

Eataly Farinetti
Egregio Direttore.
Le scrivo in riferimento ai 2 articoli pubblicati sul suo sito:
Comprendo che il compito di un media on line è dare voce a tutti. Ma, di fronte ad una lettera delirante che dà degli assassini a gente per bene, forse sarebbe meglio pensarci un attimo prima di pubblicarla.
Purtroppo viviamo nel tempo della supremazia dell’opinione sulla verità. Spesso avviene che, urlando svariate volte un’opinione, questa per molti divenga verità anche se si tratta di una bugia infamante. In questo non poco ha giocato la comunicazione su web, dove trovano facilmente spazio anche lettere deliranti, come questa del  sig.Gabriele Petta, che purtroppo vengono lette.Ecco la verità in sintesi :
1) la nostra famiglia ha investito la gran parte di ciò che onestamente possedeva in Eataly, creando 4mila posti di lavoro in 7 anni e aiutando l’agroalimentare italiano di qualità, composto in gran parte da piccole imprese, per le vendite in Italia e sopratutto all’estero.
2) la grandissima parte dei giovani assunti da Eataly è contenta di lavorarci, si trova bene e si impegna molto nei propri compiti. Certo, su 4000 qualcuno che non si è trovato bene esiste, è fisiologico.
3) Eataly paga il meglio che può e sicuramente sopra la media del settore che è di 877 euro netti per i nuovi assunti. Nessuno da Eataly, per 40 ore settimanali, oggi guadagna meno di 1000 euro al mese. A tutti è dato di mangiare un pasto nei ristorantini dei clienti, gli assunti da più di 240 gg nell’anno solare ricevono la 15esima che equivale circa a uno stipendio e nessuno, dico nessuno fa turni massacranti.
5) Il povero Antonio era un ragazzo buono, simpatico, gran lavoratore. Con noi dal primo giorno di Eataly Roma. Era assunto a tempo indeterminato per 30 ore settimanali. Gli volevamo bene e lui ci voleva bene. Come tutti non faceva turni massacranti e appariva in piena salute.
6) È inspiegabilmente caduto e successivamente gli si è fermato il cuore domenica mattina, mentre si cambiava nello spogliatoio prima di prendere lavoro. Ciò è avvenuto pochi minuti prima delle 11,30. Un suo collega ha immediatamente chiamato il 118 e, poiché lavora come volontario nel pronto soccorso, gli ha praticato il massaggio cardiaco. In pochi minuti è arrivata l’autoambulanza che lo ha portato all’ospedale dove è deceduto. Nessun ritardo nei soccorsi. L’autopsia ci dirà la causa. Eataly ha chiuso le porte quella domenica pomeriggio e ancora il mercoledì successivo per permettere ai suoi colleghi di partecipare ai funerali a Napoli. Si è occupata dei trasporti e delle altre incombenze. Era il minimo che potesse fare.
7) Eataly svolge le visite mediche a tutti i lavoratori che fanno lavori cosiddetti a rischio (macellai, magazzinieri, cassieri eccetera) e a tutti coloro che dichiarano di avere problemi di salute. I camerieri fanno parte di una categoria non classificata a rischio, la quale non richiede la visita. Dopo questo fatto abbiamo deciso di fare la visita medica a tutti. Non siamo obbligati ma è vero che ci possono essere persone che non sanno di avere un problema e una visita potrebbe aiutare.
Chi vi ha scritto quella orribile lettera ha lavorato da Eataly Roma solo per 7 mesi. Anche lui faceva il cameriere. A nostro avviso ha dimostrato di non avere voglia di lavorare e di essere molto polemico. Bè, che sia polemico lo dimostra in assoluto il tono della sua lettera. Dunque abbiamo preferito non confermarlo per fare posto a qualcun’altro che invece aveva, secondo noi, maggior voglia di impegnarsi e un carattere non lamentoso. Sempre facciamo così in questi casi, che fortunatamente sono una netta minoranza. Cioè riteniamo che non sia giusto offrire un posto di lavoro a chi, secondo noi, non ha voglia di lavorare, quando esistono un sacco di giovani disoccupati che di voglia di lavorare ne hanno tanta.
9) Il sig.Gabriele Petta non ci ha segnalato i problemi di salute che ora svela nella lettera.
10) Infine sostengo che speculare sulla morte di un ragazzo, inventando falsità, per dare sfogo ai propri rancori sia un comportamento miserabile. Non si fa così.
Lei, Signor Petta non ha la minima idea di quanto Antonio fosse una persona per bene un ragazzo d’oro, con un forte senso del dovere. Lei non c’entra niente con lui. Noi lo piangiamo, lei lo usa vigliaccamente per esternare il suo ingiusto livore.
Si vergogni.
Oscar Farinetti

 

Caro Farinetti,

intanto grazie del tono cortese e civile con cui replica a quanto da noi pubblicato online: anche di fronte a vicende tragiche, come quella della morte del povero Antonio, è in questi canoni che dovrebbe essere contenuto ogni tipo di polemica.

E di questo Le diamo volentieri atto, a prescindere da quali saranno gli eventuali sviluppi di questa triste storia. Prendiamo atto della sua versione dei fatti e lasciamo a Gabriele Petta, se lo riterrà opportuno, il compito di entrare nel merito di quanto da Lei affermato.

Cordiali saluti,
Guido Paglia

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