Fazio testimonial della Tim sfida l’Ordine dei giornalisti

Fabio Fazio
Fabio Fazio

Fabio Fazio fa il finto tonto quando gli fanno notare che, essendo iscritto all’Ordine dei Giornalisti, non può fare da testimonial per campagne pubblicitarie.

Il conduttore, infatti, è protagonista della nuova campagna della Tim pur essendo iscritto come pubblicista all’Ordine dei giornalisti.

Secondo la Carta deontologica “il giornalista […] non può prestare il nome, la voce, l’immagine per iniziative pubblicitarie incompatibili con la tutela dell’autonomia professionale. Sono consentite invece, a titolo gratuito, analoghe prestazioni per iniziative pubblicitarie volte a fini sociali, umanitari, culturali, religiosi, artistici, sindacali o comunque prive di carattere speculativo”.

Ora è risaputo che la Tim non sia esattamente un ente benefico, anzi è una che paga profumatamente i suoi testimonial (si parla, in genere, di assegni con non meno di 7 cifre).

Ma Fazio, attaccato su tutti i fronti, casca dal pero e ingenuamente (o subdolamente?) fa sapere di aver diligentemente avvertito l’Ordine lo scorso novembre, prima di iniziare le riprese dello spot, per richiedere la cancellazione dall’albo se fosse stata accertata l’incompatibilità. Se.

Il Presidente del Consiglio dell’Ordine mi ha immediatamente risposto, da un lato ringraziandomi per la sensibilità dimostrata informando l’Ordine anticipatamente, dall’altro affermando di ritenere competente a decidere il Consiglio di Disciplina” ha scritto in una lettera. “Sono in attesa di ricevere la risposta da parte del Consiglio di Disciplina”.

Non è la prima volta che giornalisti (o sedicenti tali) sfidano l’Ordine e il divieto di fare pubblicità: da Barbara D’Urso, radiata dall’albo – cosa, però, che non l’ha scossa minimamente visto che continua ad esercitare (abusivamente?) la professione – a Giampiero Mughini (che, fu dapprima sospeso per aver aver fatto anche lui da testimonial ad uno spot di telefonini, poi definitivamente cancellato dall’Ordine). Fazio, dunque, è in buona compagnia.

Quantomeno, la D’Urso non si picca di essere una giornalista e Mughini, a suo tempo, ammise di essersi prestato alla pubblicità per un fatto meramente economico. Dall’abatino Fazio ci aspettiamo un po’ meno ipocrisia. Ma, forse, gli ingenui siamo noi.

 

 

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