La Coop pretende lo sconto e fa chiudere piccolo fornitore

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L’Antitrust condanna la Coop a risarcire un suo fornitore di pere costretto a chiudere dopo che, per anni, ha dovuto sottostare a continue richieste di sconto, anche del 35 percento. Dopo le sue proteste, guarda caso, è arrivata la disdetta del contratto di fornitura.

Come racconta la Gabanelli sul Corriere, la Celox era un’azienda di piccole dimensioni, 25 dipendenti e un fatturato medio di 5 milioni di euro. 

Da quasi 20 anni forniva la Coop di pere. Per diventarne fornitore ha dovuto sottostare a tutta una serie di criteri – controlli sui trattamenti, imballaggio, conservazione, tracciabilità -. Cosa non facile, per un’azienda di quelle dimensioni e con un unico prodotto. Ma c’è riuscita ed è entrata a pieno diritto nel novero dei fornitori della Coop.

Ben presto, però, sono iniziate le richieste “particolari”: alla Celox vengono, infatti,  chiesti continui sconti, del 10, 20, persino 35 percento. Dal 2008 al 2014, gli sconti applicati e non previsti ammontano a oltre 600mila euro. E, considerando che forniva solo ed esclusivamente pere (e quindi non poteva “rifarsi” su altri prodotti) la situazione è diventata rapidamente insostenibile.

Così nel 2012 Celox chiede alla Coop di “ridurre la scontistica poiché la situazione in cui stiamo operando è insostenibile“.

Per tutta risposta la Coop fa partire la disdetta del contratto di fornitura a conclusione della campagna 2014/2015. Il che, per una piccola azienda monoprodotto “tarata” sulle specifiche del colosso della grande distribuzione (non compatibili con i suoi concorrenti, almeno non nel breve periodo) ha significato la chiusura.

L’Antitrust ha accertato che “… gli sconti, ingiustificatamente gravosi, non appaiono l’esito di una trattativa, ma risultano imposti da Coop Italia al proprio fornitore, indotto ad accettare nel timore di compromettere il proprio consolidato rapporto con il cliente, con conseguente perdita di tutto il proprio investimento”.

Non solo. “Negli anni 2012, 2013, 2014 si evidenziano sconti incondizionati in fattura e fuori fattura, e contributo per le attività di comarketing… che andavano a sommarsi a quelli contrattuali, sottoscritti dal fornitore a inizio anno, costringendo di fatto Celox a riconoscere al proprio cliente, nel corso della stagione di fornitura, ribassi, non preventivati né preventivabili, che complessivamente arrivavano attorno al 35% del prezzo di listino…”.

Per la violazione dell’art. 62 che vieta di imporre condizioni gravose, extracontrattuali e retroattive, l’Autorità ha condannato la Coop a una sanzione – udite udite – di ben 49mila euro. E il distributore – udite udite – ha annunciato il ricorso al Tar lamentando il venir meno dei princìpi della libera concorrenza.

Con una nota stampa, Coop Italia ha spiegato che “il provvedimento dell’Antitrust presenta gravi illegittimità per le carenze nella fase istruttoria, per l’assoluta genericità della motivazione e per la violazione del principio di contraddittorio”.

Coop sottolinea che la Celox “è un grossista di pere e non un fornitore” e ribadisce che “proporrà urgente ricorso al giudice competente, riservandosi ogni azione nelle diverse sedi a tutela dei suoi legittimi comportamenti, ma anche e soprattutto a tutela dei valori che da sempre ispirano la sua azione. Riteniamo infatti che non siano state valutate adeguatamente le argomentazioni presentate da Coop Italia a dimostrazione del suo operato basato sulla trasparenza e correttezza di tutti i rapporti commerciali”.

La Coop sei tu? No, sono loro.

 

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