Eurispes, siamo tutti (o quasi) evasori fiscali

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Eurispes, presentando il suo “Rapporto Italia”, rispolvera una vecchia stima che sembra ancora valida ed è relativa al PIL del nostro Paese. La stima di qualche anno fa affermava che il nostro Pil ufficiale è di circa 1.500 miliardi di euro e su questa cifra vengono pagate le tasse.

La stessa stima, poi confermata sia dall’Istat che da altre fonti internazionali, ci svela, però, che esiste un Pil sommerso che si aggira sui 540 miliardi e che è prodotto non da ricchi industriali ma dalla gente comune, babysitter (indicate nell’80% dei casi), insegnanti che arrotondano con lezioni private (78,7%), collaboratori domestici (72,5%), badanti, giardinieri, muratori, idraulici, elettricisti, falegnami, con una percentuale del 50%, i medici specialisti.

Inoltre c’è anche quella che viene definita economia criminale e che, sempre secondo Eurispes, ammonta a circa 200 miliardi. Facendo la somma vediamo che c’è un Pil prodotto da evasori che ammonta a circa il 50% di quello ufficiale. Ciò dimostra che se pagassero tutti le tasse tutti ne pagheremmo di meno.

Tanti sono i numeri riportati sul Rapporto Italia 2016 presentato a Roma da Gian Maria Fara, presidente di Eurispes, che oltre ai numeri ha anche invitato i presenti all’affollata assemblea annuale a soffermarsi su una riflessione filosofica e storica del nostro Paese rispetto ad altri paesi europei mettendo in evidenza anche le differenze culturali che emergono in Italia portando ad esempio gli abitanti della Sardegna e quelli del Veneto.

Il Paese delle cento cucine e delle cento identità che ancora non ha superato, come la chiama il presidente Fara, la sindrome del Palio di Siena “la cui regola principale è quella di impedire all’avversario di vincere, prima ancora di impegnarsi a vincere in prima persona”.

C’è poi il fattore “invidia e gelosia” che se fosse utilizzato in positivo sarebbe il propellente indispensabile alla crescita e allo sviluppo mentre in Italia si traduce in “rancore e denigrazione” nei confronti del vicino più bravo di noi così invece di impegnarci per superarlo in efficacia e capacità, spendiamo le nostre energie per combatterlo e mortificarne i successi.

Insomma un Paese culturalmente indietro rispetto alle sue potenzialità di genialità e creatività che potrebbe mettere in campo per migliorare culturalmente e socialmente. Accanto a questo gap vi è la cattiva politica che nei decenni non è stata in grado di dare risposte concrete soprattutto su due punti: la burocrazia, con l’iperproduzione di norme, e l’incapacità di fare sistema.

Fara, senza mezzi termini, denuncia il fatto che l’Italia è prigioniera delle Istituzioni, della burocrazia e delle carte che scoraggiano la libera iniziativa, mortificano le imprese e annichiliscono i cittadini. L’altro aspetto, che impedisce di fare sistema è dovuto al fatto che viviamo in una società evanescente nella quale ognuno pensa a se stesso e che non riesce ad elaborare un progetto complessivo.

Il Rapporto di Eurispes tratta di tutto ed è praticamente impossibile raggruppare in un articolo tutto lo scibile analizzato dall’Istituto diretto da Fara ma riteniamo che se questo rapporto venisse analizzato seriamente ed oggettivamente dai nostri politici qualche soluzione a qualche nostro problema potremmo trovarla.

Basti pensare che se ci fossero le condizioni per far emergere questo Pil sommerso di 540 miliardi di euro ci sarebbe un introito, per le casse dello Stato, di circa 270 miliardi propedeutico per la tanto sospirata riduzione delle tasse.

Eurispes ha fatto una fotografia dell’Italia che abbraccia tutto dalla religione al mezzogiorno, dal potere d’acquisto dei salari alla gestione della quotidianità, dallo stallo della Magistratura alla riforma dell’intelligence. Insomma una fotografia a 360 gradi scattata con il teleobiettivo di un Istituto, Eurispes, fra i più credibili e apprezzati nel panorama della ricerca italiana ed europea.

Un lavoro prezioso che rischia di essere vanificato se non si risponde alle domande che il Professor Fara ha fatto al termine della sua allocuzione: Chi dovrebbe fare sistema? Chi dovrebbe gestire la complessità? Chi dovrebbe elaborare strategie? Chi dovrebbe produrre senso ed orientamento?

La risposta di Gian Maria Fara è anche la nostra: la politica dovrebbe fare tutto questo. Ed è su questa risposta che si gioca il futuro del nostro Paese ma se il buongiorno si vede dal mattino possiamo, fin da oggi, darci appuntamento con il Professor Fara per l’anno prossimo, probabilmente con le stesse domande che, probabilmente, non avranno ancora una giusta risposta. Ma, come si dice, la speranza è l’ultima a morire.

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