Quei “compagni che sbagliano”, diventati “cattivi maestri”

Dopo l’ultimo dietrofront riguardante Adriana Faranda, le polemche restano: gli ex terroristi rossi negli anni si sono affermati come “compagni che sbagliano” diventando veri e propri “cattivi maestri”.

L’ultimo caso ha riguardato l’ex appartenente alle Brigate Rosse, chiamata a partecipare a un evento organizzato dalla scuola di magistratura. Eppure, prima ancora che membro della direzione strategica delle Br, la Faranda era riuscita a spogliarsi del passato di terrorista venendo accreditata come fotografa, complice un sistema mediatico pronto a riabilitare i cari e vecchi compagni che semplicemente sbagliavano, appunto.

Ma quello della Faranda è solo uno tra tanti esempi: storia analoga per i fondatori e ideologi delle Brigate Rosse, Alberto Franceschini e Renato Curcio: il primo scelto come consulente del lavoro dall’Arci, il secondo invece presenta libri e partecipa come ospite nelle varie conferenze a cui è chiamato in varie parti d’Italia. Come non ricordare poi Cesare Battisti, presentato anzitutto come «giallista» e poi in un secondo momento, a bassa voce, come esecutore materiale di due omicidi.

Sempre ieri avevamo riportato il caso di Adriano Sofri, indicato a giugno scorso da un ministro della Repubblica nel pool che avrebbe dovuto riformare la sicurezza carceraria, dall’alto della sua condanna per essere stato il mandante dell’omicidio del commissario Calabresi nel 1972. Ma lo stesso sistema mediatico aveva già rilanciato Sofri accogliendo la sua firma su uno dei quotidiani nazionali più importanti come Repubblica.

Un alone di mistero ha invece accompagnato la partecipazione di Toni Negri, fondatore di Potere Operaio e tra i vertici di Autonomia Operaia (che di certo non praticavano la non-violenza di ispirazione gandhiana) alla Biennale d’arte di Istanbul. La curatrice della Biennale d’arte di Istanbul, Carolyn Christov-Bakargiev, negò la partecipazione di Negri salvo poi confidare al sito Dagospia di essere affascinata da lui e di volerlo invitare.

Nessuno vuole mettere in dubbio il percorso riabilitativo di detenuti e condannati che hanno il sacrosanto diritto di rifarsi una vita. Si vuole semplicemente sottolineare la disparità di trattamento tra ex terroristi rossi e neri; mentre i primi sono stati considerati ospiti da invitare e firme da pubblicare senza alcun problema, gli altri, invece, anche solo sfiorati da accuse più o meno fondate, sono stati puntualmente emarginati, privati del diritto di parola e di pensiero, potenziali detentori di chissà quale pericolo per la sicurezza dello Stato a decenni di distanza. Per loro il percorso riabilitativo doveva essere ostacolato il più possibile, perchè senza essere “compagni”, avevano sbagliato. Punto.

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