Dopo Marino, i romani si affidano a Padre Pio

padre pio

Le spoglie di Padre Pio da Pietrelcina sono giunte a Roma, nella basilica di San Lorenzo fuori le mura, accolte da una folla immensa che ha superato ogni previsione.

Martedì sera fino a notte inoltrata una lunga coda di fedeli si è snodata davanti alla basilica del Verano per rendere omaggio ad un Santo che non si può dire sia stato un “Santo romano” eppure l’entusiasmo della popolazione che sta ancora rendendo omaggio a Padre Pio (in pochi lo chiamano San Pio) è in aumento ora dopo ora. La teca con le spoglie del Santo, assieme a quelle dell’altro frate confessore San Leopoldo Mandic, sono oggetto, da parte dei romani, di una venerazione che è solo all’inizio e che si protrarrà fino al giorno 11 febbraio quando dalla basilica di San Pietro, dove giungeranno nel pomeriggio di venerdì, saranno trasportate a Pietrelcina, paese natale di Francesco Forgione che da frate prese il nome di Padre Pio.

La devozione dei romani per specifici santi non ha molta storia, fatta eccezione, forse, per San Filippo Neri che è anche co-patrono della Capitale mentre i romani hanno sempre venerato, nella devozione popolare, la Madonna del Divino Amore anche per le vicende che hanno legato l’icona di questa Madonna alle vicende belliche della seconda guerra mondiale. Il quadro della Madonna del Divino Amore fu esposto a Roma, prima nella chiesa di San Lorenzo in Lucina e poi in quella più grande di Sant’ Ignazio, dove il 28 maggio del 1944 iniziò un ottavario di preghiere per chiedere la grazia alla Madonna della salvezza di Roma. L’ultimo giorno dell’ ottavario, il 4 giugno, alle 18 nella chiesa di Sant’Ignazio, gremita di fedeli, viene letto il voto dei romani alla Madonna. La stessa sera le truppe tedesche si ritirarono e Papa Pio XII istituì, per la Madonna del Divino Amore, il titolo di Salvatrice dell’Urbe. Le cronache di quei giorni del 1944 parlano della distribuzione di oltre 15 mila comunioni quotidiane e oggi, vedendo che in poche ore sono oltre 20 mila i romani accorsi a San Lorenzo e vederli  affrontare ore di fila per rendere omaggio a due frati che, possiamo definire, nostri contemporanei deve far pensare.

Roma, purtroppo, in questi ultimi mesi è stata sulle cronache dei giornali non per i suoi tesori artistici e storici ma per la poco nobile storia di mafia capitale e il suo sindaco, Ignazio Marino, non è stato certo il biglietto da visita migliore che la “Caput mundi” potesse dare al mondo. Di tutta questa sporca e triste storia fatta di tangenti e di un sistema consolidato nei decenni, ne hanno fatto le spese proprio i romani che sono stati costretti a vivere tra cumuli di spazzatura lasciata per le strade, servizi pubblici, a partire dai trasporti, non funzionanti, campi rom che hanno invaso  interi quartieri, zingari che scorrazzano assieme a clandestini in tutta Roma e  spacciatori di droga che pullulano in tutte le piazze, centrali o periferiche, della città. Come se non bastasse Roma è anche il centro della politica italiana dove hanno sede le Istituzioni che dovrebbero dare il buon esempio in materia di moralità, trasparenza ed efficienza e che, invece, danno lo spettacolo che è sotto gli occhi di tutti. Insomma alla Capitale d’Italia, con tutto il rispetto e la devozione dovuta alla Madre di Gesù, non bastava più il Divino Amore ci voleva una figura più attuale e vicina alla gente, una persona che il popolo aveva visto con i propri occhi e toccato con le proprie mani. Ecco allora che Padre Pio, in questo desolante scenario di corruzione ed incapacità amministrativa del Campidoglio, rappresenta un’ancora a cui i romani si aggrappano non solo per chiedere grazie “ad personam” ma per chiedere l’intercessione del frate di San Giovanni Rotondo affinché i romani possano riappropriarsi di Roma e i politici possano, nell’intimo, “confessare” a Padre Pio i loro peccati, quantomeno quelli di omissione di responsabilità, operati nei confronti, anzi contro, i cittadini.

Quando, alla fine della “trasferta” di Padre Pio, si farà il conto delle persone che, per i più svariati motivi, sono transitate davanti le spoglie di san Pio e del suo confratello San Leopoldo, allora ci si accorgerà che non c’è manifestazione di “sveglia day” o di “family day” che possa tenere il confronto. Ai romani e, purtroppo a tutti gli italiani, non rimane altro che affidarsi all’ intercessione di Padre Pio per risolvere i  problemi che affliggono l’Italia. Chissà che, vista la riuscitissima conquista di Roma, Qualcuno da lassù non intervenga, non per risolvere ma per inviarci un Padre Pio formato politico che possa ben amministrare questa città stare in Parlamento come meritano tutti gli italiani che, quotidianamente, sono costretti a subire la violenza della cattiva politica e della peggiore amministrazione. Come diceva la bravissima attrice Elena Sofia Ricci nei panni di suor Angela, “che Dio ci aiuti” e, aggiungiamo fiduciosi, che Padre Pio ci ascolti.

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