Rapporto calciatori – procuratori e i dubbi sollevati dall’avvocato Stagliano

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Il rapporto giocatori e procuratori, nella maggior parte dei casi, ha rovinato il calcio. Il modo di intenderlo quantomeno, la passione e la purezza sempre manifestata dai tifosi. L’unico scopo, l’unica cosa che conta è fare soldi. Nient’altro.

Ma finchè questi meccanismi sono trasparenti e tutto rimane circoscritto nella sfera legale, va bene, si accetta, a malincuore. Tanto il pallone ormai è cambiato e le bandiere non esistono più. Ma se dietro ai rapporti calciatore-agente-società c’è dell’altro, allora il discorso cambia.

L’inchiesta “Fuorigioco” della Guardia di Finanza, condotta dalla Procura di Napoli, sta cerrcando di far luce proprio su questo aspetto. L’ipotesi di reato è “evasione fiscale e false fatturazioni”.

Un campanello d’allarme già partito nel 2014, quando l’avvocato Mario Stagliano, ex vice capo dell’ufficio indagini Figc e uno dei massimi esperti di giustizia sportiva, in un’intervista al Messaggero, dichiarò: “Non dovrei incuriosirmi se vedo che un calciatore percepisce un ingaggio da 500 mila euro e il club poi ne versa un milione all’agente?“. Un po’ quello che si è sempre chiesto la gente comune, senza dover essere necessariamente un legale, un esperto di diritto o uno dell’ambiente. Era talmente ovvia la stranezza.

Ed ancora, sostenne Stagliano, “La Federsupporter ha segnalato almeno quattro volte al ministero del Lavoro e lla Figc l’anomalia dei rapporti tra tesserati e agenti di giocatori. Non è mai stato fatto nulla”.

Dopo aver letto quell’articolo sul Messaggero, come riportato da “Il Fatto Quotidiano”, il pm Stefano Capuano, alla ricerca di risposte, il 20 settembre 2013 convocò l’avvocato Stagliano in Procura come persona informata sui fatti. “In una indagine da me seguita, mi pare di ricordare nel 2005, a seguito di una denuncia presentata dall’agente Dario Canovi, in occasione di un rinnovo del contratto tra Fabio Quagliarella e il Torino, rimasi perplesso nel constatare che la società si era fatta rappresentare da un suo agente molto vicino all’agente del calciatore, che ricordo essere Stefano Antonelli”. Questa la versiona data all’epoca dall’avvocato.

L’avvocato citò poi un paio di casi di cui si è occupato come ispettore della Figc: “Ricordo i rinnovi contrattuali di Zarate e Siviglia con la Lazio nei quali intervenne, nelle trattative per Zarate, una società di diritto lussemburghese o olandese in qualità di agente della società o del calciatore. Una delle criticità evidenti è che questi accordi prevedevano compensi di gran lunga superiori a quelli degli stessi calciatori”.

Alla fine però, nonostante l’evidenza di qualche “magheggio”, tutto è stato sempre archiviato senza che nessuno pagasse. Magari con qualche multa, alle società e ai giocatori. Nulla di più. Ma forse, finalmente, “Fuorigioco” riuscirà a far luce su tanti aspetti poco chiari. Sul mondo del calcio italiano e su queste preziosissime “stecche”.

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