M5S: democrazia diretta? Sì, dall’alto…


Predicare bene e razzolare male. Anzi malissimo. Il Movimento 5 Stelle ha deluso un po’ tutti i suoi sostenitori (e non).

Chiare ed inequivocabili le parole (scritte) di Gianroberto Casaleggio, leader dei grillini, ai grillini stessi.

“150 mila euro di multa a chi dissente”. Riferimento a coloro che hanno deciso di candidarsi a sindaco di Roma nelle prossime elezioni.

Qualcuno avrà pensato ad uno scherzo inizialmente. Poi si è dovuto arrendere alla realtà. Ma come, proprio il M5S? Proprio quel movimento che parla di diritti uguali per tutti? Di combattere i politici che si arricchiscono e basta? Che sostiene e rimarca quanto i grillini siano come una grande famiglia?

Ebbene sì. Proprio loro.

Casaleggio (e nemmeno più tanto Grillo a questo punto) è il solo capo del M5S. Tutto è vincolato alla sua volontà e, di fatto,  commissaria Roma.

Centocinquantamila euro di multa per chi disobbedisce, dunque. Questa la pena da lui prevista per chi sgarra.

D’altronde, si avvicinano le elezioni in Campidoglio e dinnanzi ad un potenziale successo non si guarda in faccia nessuno. Nemmeno membri dello stesso movimento. Che adesso bisogna vedere come la prenderanno.

A rivelare lo scoop è stato un documento di tre pagine, di cui “La Stampa” è venuta in possesso, relativo alla campagna per la scelta del nuovo sindaco di Roma.

Il testo e i passaggi sono chiari ed inequivocabili.

“Il candidato accetta la quantificazione del danno d’immagine che subirà il M5S nel caso di violazioni dallo stesso poste in essere alle regole contenute nel presente codice. Si impegna pertanto al versamento dell’importo di 150mila euro, non appena gli sarà notificata formale contestazione a cura dello staff coordinato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio”.

Testuali parole. Nulla di inventato. Scandalo e sdegno a Palazzo Chigii, nel vedere, anzi nel leggere, d’un tratto, il democratico M5S, trasformarsi in una sorta di dittatura mal riuscita. O, meglio ancora, di “democrazia diretta dall’alto”.

Dove, a decidere (e a punire), sono i leader e gli altri sono soltanto dei burattini che eseguono.

Non solo, Casaleggio ha anche preteso (ed ottenuto) che il documento venisse firmato dai propri candidati.

“Mentre stanno concedendo libertà di coscienza sulle unioni civili – scrive la Stampa (contraddicendo la regola storica del Movimento, che vuole negli eletti dei meri portavoce)- Casaleggio imbavaglia in toto il Movimento romano.”

Un documento privato che non sarebbe mai dovuto uscire e che smaschera, probabilmente senza possibilità di replica, un movimento fondato soltanto, a questo punto, sull’apparenza. E basta.

Parole, parole, soltanto parole nel Movimento Cinque Stelle.

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Un Commento

  1. Luca said:

    Si, ma quali sono le regole che sono bel documento e che possono essere oggetto di sanzione?

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