Foibe, i silenzi della sinistra e i nuovi morti a Udine

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Dopo settant’anni di vergognosi silenzi e a dodici anni dall’istituzione del Giorno del Ricordo dell’Esodo e delle foibe dei Giuliano-Dalmati dove vennero fatti sparire a decine di migliaia (spesso ancora vivi), si scoprono nuove vittime.

L’ultimo martirio, però, non sarebbe avvenuto nei territori della ex Jugoslavia, ma in provincia di Udine. Secondo il Giornale, un documento dimenticato, ma forse occultato volutamente, negli archivi del ministero degli Esteri rivela come in una fossa nella zona di Rosazzo, in provincia di Udine, siano stati gettati centinaia di corpi (tra i 200 e gli 800). L’ecatombe è ancora da confermare, ma la nota dell’Ufficio informazioni gruppo speciale, arrivata a Roma il 30 ottobre 1945, è molto chiara: “La foiba e la fossa comune esistente è ubicata precisamente nella zona chiamata (il nome è cancellato, per mantenere il riserbo)”. Sempre l’informativa riporta che secondo la popolazione i corpi seppelliti sarebbero facilmente individuabili perché “interrati a poca profondità”.

A rinvenire il documento è stato Luca Urizio, presidente della Lega nazionale di Gorizia, che l’ha scoperto mentre svolgeva le ricerche in merito ai deportati dei titini da Gorizia nel 1945. Responsabile della strage è ritenuto il comandante della divisione “Garibaldi-Natisone” Sasso, coadiuvato dal commissario politico Vanni, rispettivamente nomi di battaglia di Mario Fantini e Giovanni Padoan. La strage è da ricondurre alla guerra interna tra i partigiani, che vide quelli della brigata Osoppo massacrati dai garibaldini a Porzus.

La speranza, come afferma lo stesso Urizio, è che dopo 70 anni cada finalmente il velo di omertà anche in certi settori del Paese come quello della cultura e dell’informazione. Nei giorni del Festival di Sanremo in cui neanche un’artista ha fatto accenno alla tragedia delle Foibe, è proprio un cantante di sinistra come Simone Cristicchi a denunciare il clima di omertà culturale. Colpevole di portare in scena lo spettacolo teatrale Magazzino 18, venne addirittura lanciata una raccolta firme per revocargli la tessera dell’Anpi. “Con il tempo – ha dichiarato al Tempo – ho capito che c’è una parte molto intransigente che definisce “eroi” quei partigiani che commisero crimini in tempo di pace per vendetta, o magari appoggiavano gli orrori di Tito. E poi c’è una parte più aperta al confronto”.

Alla luce della parole di Cristicchi, ci si chiede se sia giusto continuare a finanziare l’Anpi con soldi pubblici, o se magari sia più giusto utilizzare quei soldi per andare nella zona di Rosazzo e dare una degna sepoltura a quei morti dimenticati. E restituire al libro della Storia una pagina che qualcuno ha strappato e nascosto per troppo tempo.

 

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