Anche Benito Mussolini era devoto di Padre Pio

La notizia dell’esistenza di una lettera autografa che Benito Mussolini scrisse a Padre Pio ogni tanto rimbalza sulle cronache di giornali o di social.

Questa volta è “il Giornale.it” che rispolvera una vecchia storia e lo fa il giorno in cui le spoglie di Padre Pio lasciano Roma per fare ritorno a San Giovanni Rotondo dopo aver fatto sosta a Pietrelcina, paese natale del santo. 

La lettera in oggetto sembrerebbe sia stata scritta il 2 giugno del 1924 e il condizionale è d’obbligo in quanto alcune fonti vorrebbero che la lettera fosse un falso ben taroccato e metterebbero in luce un aspetto del Duce del Fascismo poco conosciuto. 

È noto l’anticlericalismo giovanile di Mussolini che, però, si affievolì nel tempo, tanto da favorire i Patti Lateranensi del 1929, mentre sembra certo che nell’ultimo periodo, quello della Repubblica Sociale, il Duce avrebbe più volte manifestato il suo avvicinamento alla fede e alla religione cattolica.

Ora, dopo che le spoglie di Padre Pio hanno lasciato Roma ma che, soprattutto, hanno fatto emergere una inaspettata “devozione” dei romani nei confronti del frate cappuccino, si riparla di questa misteriosa lettera conservata nel “Museo Villa Mussolini – Casa dei Ricordi”, in via Crocetta a Forlì. 

In questi giorni di “permanenza” a Roma Padre Pio ha fatto parlare molto di sè e dei suoi devoti. Soprattutto ne hanno parlato coloro che hanno cercato in tutti i modi di ridicolizzare un fenomeno religioso e sociale come il “devozionismo” o le “processioni” che sembravano scomparse nella Caput Mundi. 

Le ore di file composte, cui sono stati sottoposti moltissimi romani pur di rendere omaggio a San Pio e San Leopoldo, la compostezza dei fedeli, l’assenza di isterismi di massa, che, forse, qualche intellettuale facente parte dell’intellighenzia di sinistra si aspettava, hanno lasciato senza argomenti coloro che volevano, in questo momento particolare, mettere a confronto la battaglia parlamentare sulla proposta di legge Cirinnà e la “credulità popolare” dei cattolici.

La sinistra abbia il coraggio di ammettere che la “visita romana” di Padre Pio li ha spiazzati e resi innocui sul piano della tentata manovra di rendere ridicola una manifestazione di fede così che, mentre speravano in qualche sermone pro unione omosessuali di Elton John che non c’è stato, i salotti radical chic non sapevano di che parlare. 

Ecco che ora, dopo la riesumazione della notizia della lettera del capo del Fascismo a Padre Pio, il Santo di Pietrelcina potrebbe essere “accusato” anche di simpatie verso il ventennio mussoliniano. 

Noi non siamo in grado di dire se, come afferma il curatore della mostra su Mussolini a Forlì Domenico Morosini, la lettera è vera oppure come affermano altri è un falso storico ma pensiamo che non ci sia da meravigliarsi se Benito Mussolini, all’epoca della lettera, Capo del Governo Italiano si sia interessato ad un fenomeno religioso e di massa che allora era già dilagato tra gli italiani. 

Personalmente, essendo stato amico di Romano Mussolini, figlio del Duce, posso testimoniare che una volta, nel corso di un’intervista radiofonica, Romano mi disse che il padre era un ammiratore di Padre Pio e che la madre, Donna Rachele, era stata anche ricevuta dal Santo frate a San Giovanni Rotondo. 

Detto questo non ci scaldiamo più di tanto per la notizia, vera o falsa che sia, della lettera del Duce ad un frate che tanto ha fatto parlare di sè, quello che ci diverte è il modo con cui si cerca di distrarre e deviare l’opinione pubblica dai gravi problemi che affliggono il Paese strumentalizzando un tema così intimo come la Fede e la Religione.

Ora che Padre Pio torna a casa sua, in quel di San Giovanni Rotondo, lasciamolo in pace, almeno da morto, e prendiamo atto che esce da Roma avendola conquistata non politicamente ma spiritualmente. Insomma il vecchio detto “scherza coi fanti e lascia stare i santi” è sempre più valido e noi vorremmo aggiungere di lasciare in pace anche il Duce. 

Si tratta di due persone diverse ma ambedue decedute. Sarebbe più giusto occuparci di chi, da vivo, sta creando problemi agli italiani e magari siede anche in Parlamento.

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