Tumore, con la biopsia digitale le cellule “visibili” come pixel

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Gianni Medoro e Nicolò Manaresi

Una nuova tecnologia digitale permette di vedere le cellule del tumore, una per una. Così è più facile analizzarle e trovare la cura più adatta per ogni singolo paziente. Un’invenzione tutta italiana.

«Con il nuovo test sarà possibile digitalizzare le cellule tumorali di un campione anche esiguo, analizzarle una per una isolandole come gruppi omogenei e mapparne il genoma mettendolo a confronto con quello delle cellule sane presenti nella biopsia» ha spiegato Gianni Medoro, inventore della tecnica insieme a Nicolò Manaresi.

I due sono ingegneri elettronici: Gianni Medoro è nato a Cerignola (Foggia) nel ’74 e ha un conseguito un dottorato in Ingegneria a Bologna; Nicolò Manaresi è nato nel capoluogo emiliano nel ’67, dove anche lui ha conseguito un dottorato in Ingegneria ed è stato ricercatore presso il Politecnico di Zurigo per un anno.

La nuova “biopsia digitale” è dunque in grado di fare una scansione delle unità tumorali come se fossero veri e propri pixel, confrontando le loro caratteristiche con quelle delle cellule sane. In pratica, ciascuna cellula può essere monitorata singolarmente e, quindi, con estrema precisione, consentendo di eliminare il rumore di fondo presente quando le cellule tumorali sono poche o quando non tutte esprimono le stesse mutazioni.

«Molto spesso, circa in un paziente su 6, la percentuale di cellule tumorali presenti nel campione di una biopsia è troppo bassa per avere una valutazione affidabile delle caratteristiche genetiche del tumore. Questa è però una condizione necessaria per la scelta della terapia» ha precisato Nicolò Manaresi, coordinatore dello studio, pubblicato su “Scientific Reports”, rivista del gruppo “Nature”.

«Grazie alla nostra tecnica – continua Manaresi – possiamo disgregare la biopsia fino ad avere una sospensione di cellule libere che vengono passate nel sistema per essere digitalizzate una per una».

Questo significa che sarà possibile riconoscere, tra le varie ed eterogenee cellule tumorali, quelle con il più alto potenziale di generare metastasi. E intervenire per bloccarle.

«Il sistema racconta Medoroè nato durante i miei studi di dottorato all’Università di Bologna. Ero attratto dall’idea di applicare la microelettronica alla biologia e gestire in modo digitale le cellule. Tutto è iniziato con uno sketch su un foglio di carta, dal quale è nato il primo brevetto. Oggi questo brevetto è diventato un’azienda che esporta in tutto il mondo una tecnologia unica». L’azienda è la Silicon Biosystemscreata nel ’99 con l’amico Nicolò, con sede principale a Bologna e una a San Diego. Due anni fa l’azienda è stata assorbita dal Gruppo farmaceutico Menarini.

 

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