Inps, bufera per buco da 40 milioni di euro per “colpa” dell’Enel

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La vicenda sui giornali è alquanto fumosa, come spesso accade quando si tratta di Enel. Trattata con i guanti di velluto, per non urtarne la sensibilità. Solo che qui, ad essere urtata è la decenza visto che si sta parlando di una falla nei conti dell’INPS per evasione dei contributi su 15mila esodi incentivati in Enel.

La vicenda, riportata ampiamente da Libero, parla appunto di questo (finora presunto) buco da 40 milioni di euro nelle entrate previdenziali creato dall’Enel con l’esodo incentivato di circa 15mila lavoratori avvenuto tra il 2006 e il 2015.

A gestire la “pratica” fu l’allora capo delle Risorse Umane dell’Enel, Massimo Cioffi. Attuale direttore generale dell’INPS (per volontà del presidente dell’ente previdenziale Tito Boeri che lo ha voluto al suo fianco). Sentite puzza di conflitto di interessi? Bene. Anche noi. E anche la Procura di Nocera Inferiore, nel Salernitano.

Si ipotizza che il conflitto di interessi possa configurare il reato di abuso d’ufficio per Cioffi.

Tutto è partito quando, i primi di febbraio, Fabio Vitale – Direttore Centrale INPS Vigilanza e prevenzione contro l’economia sommersa – si è presentato in Procura con le prove sulla presunta evasione contributiva dell’Enel ai tempi in cui Cioffi era, appunto, il capo del personale della compagnia elettrica. A causare il buco sarebbero state le mensilità aggiuntive e i tfr, sui quali non sarebbero stati pagati i contributi.

Non era la prima volta che Vitale veniva ascoltato dagli inquirenti. Il 13 novembre scorso era stato interrogato in Procura, limitandosi a dare risposte di circostanza. All’uscita, però, aveva inviato un sms a Cioffi in cui gli comunicava di aver ricevuto domande sull’Enel,  alle quali aveva però risposto in maniera poco approfondita.

Cioffi, pensando ad una trappola per farlo risultare in qualche modo coinvolto nella vicenda, ha deciso di denunciare il collega Vitale per “violazione del segreto investigativo”.

Ecco che Vitale viene messo sotto controllo dagli inquirenti e intercettato. Si scopre così che sa molto di più di quello che dice. E viene nuovamente ascoltato in Procura.

Il suo racconto parte dal settembre 2014, quando Vitale viene nominato direttore della Vigilanza. All’epoca erano già in corso le prime verifiche (iniziate nel 2013) sull’esodo del personale Enel tra il 2006 e il 2011. Quando nel dicembre 2014 la Direzione generale riconosce la fondatezza dell’esito dei controlli, chiede a Vitale che intende fare: proseguire con gli accertamenti oppure no?

Vitali decide di andare avanti. Anzi, estende gli accertamenti a tutte le società del gruppo Enel. Ed è a questo punto che riceve uno “strano consiglio” dalla rappresentante di Confindustria in Inps che gli dice di “continuare tali accertamenti soprattutto alla luce del fatto che il nuovo direttore generale dell’Inps sarebbe stato l’ex capo del personale dell’Enel“. A buon intenditor…

Guarda caso, il 27 febbraio 2015 Cioffi viene nominato Dg dell’Inps e Vitale lo informa degli accertamenti in corso su Enel. La puzza di conflitto di interessi diventa fetore irrespirabile.

Eppure, secondo Vitale, in quell’occasione Cioffi ex-Enel neo-Inps avrebbe risposto: «Bene, fai tutto quello che bisogna fare». Questo ufficialmente in ufficio (paura di intercettazioni?). Sì, perché poi al bar, sempre secondo Vitale, Cioffi avrebbe “rettificato” con un «attenzione a quello che fai con l’attività di accertamento perché rischi di prendere una sportellata». Il nuovo Dg Inps avrebbe assicurato di aver operato bene in Enel e che quindi «non era necessaria tutta quella attenzione».

Vitale, dal canto suo, avrebbe replicato che gli elementi a favore dell’Inps erano “schiaccianti”. La risposta piccata di Cioffi sarebbe stata: «Vedi tu, ma fai molta attenzione». Velata minaccia o premurosa esortazione?

Giudicate voi, visto che a settembre 2015, Cioffi sospende Vitale per 120 giorni per alcune (presunte) violazioni amministrative risalenti a chissà quando. E che, ad ogni modo, potevano essere risolti con una multa e non già con una sospensione dal servizio. Cosa mai successa, quantomeno all’Inps.

Per Vitale si è trattato ovviamente di una ritorsione per la sua attività ispettiva e per il fatto di aver segnalato che i ricorsi dell’Enel sono stati tenuti fermi dalla Direzione centrale dal febbraio al novembre 2015, guarda caso a partire da quando Cioffi era diventato Dg dell’Inps. Un caso?

Nello stesso periodo, marzo 2015-gennaio 2016) la Direzione Vigilanza è, invece, riuscita a concludere le ispezioni in 13 società del Gruppo Enel. Sull’altro fronte, quello che vede “protagonista” Cioffi, invece, l’ispezione è bloccata. Davvero si tratta di una banale coincidenza?

Ciliegina sulla torta: Vitale ha raccontato agli inquirenti che, mentre era sospeso dal servizio, ha incontrato al bar Cioffi il quale gli ha vivamente consigliato di cambiare mestiere. Vista l’onta causatagli dalla sospensione non sarebbe stato opportuno tornare alla direzione della Vigilanza. Ecco allora che il magnanimo Cioffi gli avrebbe offerto di guidare un progetto sulla gestione dei crediti contributivi non riscossi dall’Inps. Sì, insomma, una posizione in cui non gli avrebbe più dato fastidio.

Vitale è tornato al suo posto lo scorso 18 gennaio. Sulla sua scrivania da direttore della Vigilanza si è visto consegnare il calcolo definitivo delle contestazioni addebitabili all’Enel per il periodo 2011-2015, più l’accertamento precedente per il 2006-2011: un totale di oltre 40 milioni di euro di evasione contributiva da parte dell’Enel ai danni delle casse dell’Inps. Soldi nostri.

 

 

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