Soldi e interessi: la parte “sporca” del calcio italiano

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Stanno provando, in tutti i modi, a distruggere il calcio italiano. Probabilmente ci sono già riusciti e la situazione è ormai arrivata ad un punto di non ritorno. Chi è stato? Difficile trovare un solo colpevole, perché i responsabili di questo tracollo sono molti. Presidenti, direttori sportivi, alti dirigenti di Figc e Lega Calcio, sponsor, diritti televisivi, procuratori.

Tutti quanti, uniti appassionatamente da un solo, ineguagliabile, interesse comune: il dio denaro.

Sì, perché nel calcio girano tanti soldi e per i soldi non si guarda in faccia nessuno. Nemmeno chi, come tifosi e appassionati, a questo sport ancora ci credono. Ma è una battaglia persa. Forse, però, se ne stanno rendendo conto anche loro. Basta vedere gli stadi italiani sempre più desolatamente vuoti e senza colori.

Ed è così che, soltanto negli ultimi anni, quando sembrava che il calcio si fosse definitivamente liberato e ripulito dai vari scandali come “Calciopoli”, sono partite le inchieste delle Guardia di Finanza, dell’Antitrust e gli arresti per le partite truccate (ancora una volta).

Al posto di Moggi sono arrivati i Lotito & Co a governare e nulla è cambiato realmente. La spartizione dei diritti tv ha preso il sopravvento sulla passione, su quei valori di cui il calcio dovrebbe essere portatore. L’apparire, la sete di successo, l’avidità hanno schiacciato e umiliato questo sport. “Stecca para pe tutti”, si diceva nella fiction “Romanzo Criminale” che si rifaceva ai fatti della Banda della Magliana. Ecco, il discorso qui è molto simile. Non ci sono omicidi, pistole e sparatorie. Ma c’è la sete di denaro.

Qualche esempio? Il sistema Infront, la società consulente della Lega calcio per i diritti tv, che funzionava grazie a una rete estera che muoveva decine di milioni di euro all’anno. Con Sky e Mediaset che, fingendo una guerra mediatica, si sono messi d’accordo per spartirsi i pacchetti. Sotto la regia dei vari dirigenti delle squadre di club che hanno gonfiato le loro tasche di soldi. E poi, gli stessi dirigenti delle squadre, finiti nelle inchieste della Guardia di Finanza. Risultato? Tutto si è sempre concluso a “tarallucci e vino” e un escamotage per aggirare le (eventuali) condanne è spesso stato trovato.

Ed ancora la maxi inchiesta “Fuorigioco” della Procura di Napoli a (tentare) far luce sui movimenti del gotha del calcio italiano: presidenti, direttori sportivi, procuratori e calciatori compresi. Nel mirino alcuni trasferimenti di giocatori, compiuti (forse) eludendo norme e imposte tributarie.

E che sarà mai tanto? Funziona così il sistema calcio nostrano. Ma per quanto ancora dovrà durare questo disgustoso meccanismo?

Almeno ci vorrebbe un po’ di coerenza nell’ammetterlo. Perché è diventato totalmente inutile a questo punto riempirsi la bocca di frasi del tipo “bisogna cambiare, rivoluzionare il calcio italiano”. Perché il calcio italiano è così e non cambierà mai un bel niente. Perché fa comodo ai potenti. Perché è una vetrina perfetta per esibirsi e un campo ideale (non quello da gioco) per fare affari.

E i tifosi? Gli spettatori? Gli appassionati di pallone fin da quando erano bambini? E i bambini stessi? Non contano nulla (o quasi).

Se la gente va o non va a vedere le partite poco importa; l’importante è trovare il modo di accaparrarsi una fetta dei diritti tv, di svoltare qualcosa, di entrare assolutamente e a qualsiasi costo nell’élite del calcio dei grandi. Che oggi non è più (solamente) quella dove si vince e si alzano trofei, ma una realtà assestante dove i presidenti guadagnano senza essere obbligati al successo.

Tanto vale mandare tutti a quel paese. E se questo è il calcio che davvero vogliono se lo guardassero loro.

Qui esiste gente che ancora si emoziona per un gol al novantesimo, per un’esultanza sotto la curva, per un’entrata stile inglese, per un giocatore che ha onorato la maglia ed è andato a gioire sotto al settore ospiti per una rete in trasferta. Chi si fa i km per seguire la propria squadra, in Italia e in Europa. Queste persone non meritano tutto questo.

 

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