Inps, si autosospende il Dg Massimo Cioffi e attacca tutti

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Dopo l’inchiesta segnalata da Libero su presunti mancati versamenti dell’Enel per 40 milioni di euro quando l’attuale Dg dell’Inps era direttore del personale del colosso elettrico, Cioffi si sospende. Attacca il superteste Fabio Vitale, direttore della Vigilanza che lo ha accusato di aver ostacolato gli accertamenti mentre l’Inps querela il quotidiano.

L’istituto di previdenza nega che Cioffi, portato all’Inps dal presidente Boeri, abbia rallentato le ispezioni sul presunto mancato versamento di contributi previdenziali da parte dell’Enel, tra il 2006 e il 2015.

«Al contrario – scrive l’Inps in una nota – l’Istituto ha agito in questo periodo con ancora maggiore celerità e trasparenza, portando avanti dal marzo 2015, dunque successivamente all’insediamento dei nuovi vertici, ulteriori accertamenti ispettivi nei confronti di tutte e 12 le società del gruppo Enel in Italia».

Dunque, chi mente? Chi sta coprendo chi?

L’autosospensione di Cioffi è da considerarsi un’ammissione di colpa? No. Lui spiega che la decisione è stata presa per «assicurare la dovuta libertà di azione» a se stesso e all’istituto dopo le «accuse infamanti di cui è oggetto».

Per amor di verità, va detto che nessuno ha mai scritto che Cioffi è indagato, ma semplicemente che è in corso un’indagine sul presunto conflitto di interessi. Il resto sono dichiarazioni del capo della Vigilanza Fabio Vitale che sostiene di aver subìto “pressioni” per rallentare gli accertamenti.

Uno dei due mente: ma chi?

Cioffi, in una nota, pone polemicamente delle domande: “Perché solo oggi si pone il problema delle mensilità aggiuntive che esistono dal 1963? E perché l’Inps si è interessata di questa forma di incentivazione solo dopo un verbale della Guardia di Finanza del 2012?”. 

Il Dg (in stand by) sostiene che l’indagine interna a carico di Vitale era già in corso al momento della sua nomina, dunque perché il direttore della Vigilanza non ha segnalato subito al magistrato «le asserite pressioni e l’esistenza del conflitto di interessi».

Le risposte arrivano direttamente da Vitale attraverso Libero: «riguardo alla seconda parte dell’attività ispettiva, la stessa ha preso le mosse prima che arrivasse Cioffi, nel dicembre 2014, dopo che la Direzione centrale entrate, condividendo l’operato della Direzione centrale vigilanza, rimetteva alla piena discrezionalità di quest’ultima [dunque a Vitale, ndr] il prosieguo degli accertamenti. I successivi approfondimenti condotti con il pool di ispettori facevano emergere la necessità di continuare le indagini e di estenderle a tutte le società del gruppo. Il mandato agli ispettori per continuare le indagini è stato dato il 22 dicembre 2014». Ovvero due mesi prima dell’arrivo di Cioffi all’Inps e tre mesi dopo l’insediamento di Vitale alla Vigilanza.

E ancora: «Se il Dg si domanda perché l’Inps che presiede abbia deciso di fare accertamenti sull’Enel, come per altri 70mila e passa attori economici italiani e stranieri, forse devo dedurre che ha capito poco di come funzioni la Vigilanza». 

Sul perché non ha parlato delle presunte pressioni di Cioffi nel corso dell’audizione di novembre negli uffici della Procura di Nocera, Vitale spiega: «Perché tengo all’Istituto e sono orgoglioso di rappresentare la Vigilanza e i suoi ispettori. E per nulla al mondo avrei voluto gettare discredito. Il danno lo ha fatto Cioffi che mi ha querelato e, a sèguito di ciò, ha obbligato la polizia giudiziaria a mettere il mio numero sotto controllo. E da lì è emerso che non avevo detto tutto su questa triste vicenda, che è iniziata quando io non ero ancora a capo della Vigilanza».

L’Inps, e il suo capo Tito Boeri, invece di plaudere dinnanzi a un dirigente che si è prodigato esclusivamente a favore dell’Azienda (che, comunque, avrebbe tutto l’interesse a recuperare quei 40 milioni di euro qualora fosse accertato il danno) che fa? Querela Libero e prende le parti di Cioffi, senza se e senza ma. Niente da dire, ma evidentemente essere amico del presidente conviene.

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