Olimpiadi di Roma, tra belle promesse e amara realtà

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Altro che 70% di opere già pronte: una nuova disciplina si aggiungerà per le Olimpiadi di Roma 2024, quella del recupero degli impianti sportivi abbandonati, specialità “corsa contro il tempo”.

Per le Olimpiadi di Roma il comitato promotore ha annunciato di puntare sul riutilizzo e riammodernamento di opere già esistenti, ma l’impresa è più facile a dirsi che a farsi. La prima operazione di recupero annunciata riguarda la Città dello Sport di Calatrava, nel quartiere Tor Vergata: il progetto per i Mondiali di Nuoto del 2009 comprendeva il palasport con 15mila posti fissi in tribuna e due palestre di duemila metri quadrati ciascuna; un edificio per il nuoto con ottomila posti, una piscina coperta più un’altra per gli allenamenti, una vasca tuffi, palestre, spogliatoi e ambienti didattici; un’altra piscina scoperta, una pista di atletica e 50mila mq di parcheggi. A 9 anni di distanza e 250 milioni di euro bruciati ancora oggi l’opera ideata e mai terminata dell’archistar rappresenta una delle tante opere incompiute.

Capitolo Flaminio: la gestione e la proprietà, dopo numerosi passaggi che hanno visto protagoniste la Figc e la Federazione Italiana Rugby e soprattutto il Coni, sono tornate sotto la responsabilità del Comune di Roma. Dopo le scandalose foto che hanno documentato la foresta cresciuta all’interno dell’impianto, l’attuale amministrazione guidata dal Commissario straordinario Francesco Paolo Tronca ha provveduto ad una ripulita provvisoria, ma nulla più. Due periti incaricati dalla settima sezione del Tribunale di Roma hanno quantificato in 5 milioni e 925mila la cifra occorrente per la messa a norma. La situazione di degrado del Flaminio, infatti, non riguarda solo il manto erboso, ma la struttura nel complesso: “tubature deteriorate, difformità di installazione, manomissione dei circuiti, mancata bonifica delle apparecchiature dismesse” compromettono l’efficienza dell’impianto termico, mentre quello idrico è “significativamente obsoleto”. Le gradinate, le curve e le tribune sono afflitte da «un diffuso stato di degrado», colpite dalle infiltrazioni dovute all’”inefficace impermeabilizzazione”. Le palestre, la piscina e i locali sotto la tribuna coperta versano in uno stato di abbandono: in particolare gli spogliatoi della Curva Nord “abbandonati da diversi anni”. È chiaro, dunque, come la cifra di quasi sei milioni indicata per la messa a norma, con il tempo sia destinata a crescere.

C’è poi l’incognita della Fiera di Roma, indicata dal Comitato per le Olimpiadi di Roma come uno dei poli fondamentali. Se fosse stata avanzata da un sindaco o un amministratore riconducibile all’area della destra politica, l’idea di far svolgere incontri di scherma o di boxe dove oggi si svolgono manifestazioni per matrimoni o motociclette, avrebbe semplicemente suscitato l’ilarità generale. Eppure, la premiata ditta Malagò-Montezemolo ha intenzione di rilanciare un altro polo caduto nel più totale degrado, costato anche questo troppi milioni di euro, andati sprecati visto l’insuccesso della struttura a due passi dal Comune di Fiumicino.

“Nessuna colata di cemento, punteremo sul recupero” hanno assicurato durante la presentazione, in cui però è stato annunciato che il tennis si trasferirà dal Foro Italico in un nuovo impianto che sarà realizzato a Tor Vergata. Sempre qui, nella zona della Città dello Sport di Calatrava, verrà innalzato anche il Velodromo, unico impianto ad essere costruito ex novo, dove si svolgeranno le gare di ginnastica e pallamano.

La strada per le Olimpiadi di Roma, dunque, appare tutta in salita: evidentemente i clamorosi insuccessi di Luca Cordero di Montezemolo raggiunti con i Mondiali di calcio di Italia ’90 non sono serviti a molto (leggi qui).

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