I costi intollerabili dell’immigrazione clandestina

Salvini
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L’immigrazione è da molti considerata una risorsa per il paese. Ma a ben guardare, nello specifico quella clandestina, rappresenta anche un costo notevole.
A rendere noti i dati connessi al fenomeno, cifre da far impallidire i contribuenti, è stato il quotidiano “Il Tempo”, che ha quantificato in 25mila euro la spesa per il rimpatrio di un clandestino. Cifra corrispondente allo stipendio annuo di un impiegato statale. Considerato che negli ultimi quattro anni gli irregolari accompagnati all’ufficio immigrazione della sola Prefettura di Roma sono stati 41mila, si stima che la spesa potenziale per le pratiche di espulsione sarebbe di più di un miliardo di euro, in parte comunque sostenuta dall’Unione Europea. Usiamo il condizionale perché non tutti i clandestini rintracciati vengono poi effettivamente accompagnati alla frontiera. Solo una piccola parte di essi viene allontanata, all’incirca uno su cinque, mentre la parte più consistente continua bellamente a girovagare per il nostro paese con un foglio di via in tasca.
Ci si trova così stretti tra due fuochi: sopportare un’esborso esorbitante o tollerare la presenza di migliaia di individui non identificati sul territorio nazionale.
Snocciolando un po’ di cifre possiamo capire quanto lo Stato cali le braghe di fronte ad eventi a cui ha smesso di opporsi. A Roma, nel 2013, a fronte di 6400 individui portati in Questura, 2700 sono stati colpiti da decreto di espulsione, e solo 670 di essi sono stati ricondotti nel paese di provenienza. Una bazzecola in confronto alle migliaia di immigrati che sbarcano quotidianamente sulle nostre coste.
Di quei 2700 un sesto è stato condotto ad un Cie (centro di identificazione ed espulsione), struttura che ospita chi viene “sottoposto a provvedimenti di espulsione e o di respingimento con accompagnamento coattivo alla frontiera”. Ma solo il 10% di essi viene rispedito a casa, il restante 90% ottiene infatti lo status di rifugiato politico, o continua a stazionare sul territorio nazionale. Anche la permanenza nei centri rappresenta un costo per la collettività, 40 sono gli euro sborsati dallo Stato quotidianamente per mantenere un clandestino, 1200 (uno stipendio) al mese, 6mila per i 5 mesi che la legge consente per trattenere questi “ospiti”.
L’inefficienza e gli sperperi di questo meccanismo inceppato sono da ricondurre alle lungaggini burocratiche ma soprattutto all’opposizione passiva dei paesi che non hanno nessuna intenzione di riprendere chi, approfittando della Primavera Araba, è fuggito dalle carceri nordafricane.
Ora, nell’impossibilità di accogliere tutti gli immigrati che premono alle frontiere, e visto il costo del loro mantenimento ed espulsione, è chiaro come il sole che l’unica via praticabile è un efficace è il respingimento in mare e l’inizio di una vera politica di gestione dei flussi migratori.
Solo così si riuscirà a fermare l’emorragia di denaro pubblico e quantomeno sgravare le Forze dell’Ordine dal compito di arginare tutti i fenomeni delinquenziali connessi alla clandestinità.

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