La nuova Rai di Campo Dall’Orto prende forma (e strizza l’occhio alla Cattleya)

Antonio Campo Dall'Orto, Rai, Cattleya
Antonio Campo Dall'Orto, Dg Rai

Il disegno di servizio pubblico di Antonio Campo Dall’Orto sta finalmente prendendo forma. Scelti i nuovi direttori Rai è giunto il momento di pensare ai programmi. Con un occhio di riguardo alla produzione delle fiction (e alla Cattleya).

Ogni rete dovrà avere una propria identità, non politica, ma di target di riferimento: per Rai Uno il pubblico è composto dalle famiglie (e il modello è Sanremo); per Rai Due giovani e professionisti; su Rai Tre si troveranno informazione, approfondimenti e cultura.

Innanzitutto, con la nomina di Carlo Verdelli a direttore editoriale per l’offerta informativa, si è archiviata definitivamente l’ideona di quel genio (incomprensibile) di Gubitosi con le due Newsroom. Verranno mantenuti gli attuali telegiornali, ma «dovranno ragionare più da azienda unica e meno da orticello privato». Basta squadroni di inviati, in giro per il mondo. I servizi dovranno essere validi per tutte le reti, più reportage dal campo, per approfondire le notizie. O quantomeno raccontarle meglio, sul modello di Report.

Per quanto riguarda i talk show, nello schema di Verdelli ne è previsto uno solo per ogni rete (tanto costano poco): dovranno però essere meno “chiassosi” e più volti a dare voce a qualcuno di competente che possa far capire allo spettatore di cosa si sta parlando.

Con Gabriele Romagnoli a capo di Raisport, vedremo meno telecronache e più “narrazioni”. Il primo test sul campo saranno i prossimi europei a giugno.

Ma la vera “rivoluzione” (termine che, però, Campo Dall’Orto non apprezza) riguarda la produzione che, per espressa volontà del Dg, dovrà concentrarsi su prodotti di qualità. Quindi accanto alle serie ormai storiche e collaudate, alla Montalbano, si metteranno in cantiere produzioni di un certo livello.

Proprio per questo, Campo Dall’Orto ha imposto alla Rai l’accordo con Cattleya, (il più grande produttore cinematografico e audiovisivo italiano, ovvero Riccardo Tozzi, che è anche presidente dell’Anica) che ha portato al cinema film di successo come Benvenuti al Sud di Luca Miniero, opere di autore di Romanzo di una strage di Marco Tullio Giordana  o Questione di Cuore di Francesca Archibugi. Campioni di incassi. Solo per citarne alcuni.

Dal canto suo Cattleya (che ha chiuso il 2015 con un fatturato di 75 milioni di euro, doppio rispetto all’anno prima) si sta orientando sempre di più verso la grande serialità televisiva. Intanto, sta sperimentando (ed è la prima in Italia) la collaborazione con Netflix, colosso americano dello streaming, con la serie italiana Suburra. (Per Suburra Netflix ha acquistato i diritti“non lineari”, mentre la Rai ha acquistato i diritti “free”, e, dopo il film in sala, la Rai sarà appunto co-produttrice della serie televisiva che verrà prodotta quest’anno).

In casa Cattleya poi seguiranno Gomorra (con Sky) e ZeroZeroZero. Ma anche la trasposizione televisiva di Django (con la francese Atlantique). Giusto per capire che si tratta di una società di alto profilo, dove Rai Fiction e Rai Cinema troveranno sicuramente prodotti di qualità per il nuovo corso firmato Campo Dall’Orto.

Con buona pace di Gubitosi. (Gubitosi chi?)

 

 

 

Articoli correlati

*

Top