Marino si ricandida? No, (al 99,9%) va a processo per peculato e falso

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Le grandi abbuffate scroccate con la carta di credito del Comune di Roma, scontrini su scontrini e ricevute su ricevute. Altro che sette cene. Sono molte, molte di più. Cinquantasei, almeno, secondo la Guardia di Finanza,  quelle che l’ex sindaco Ignazio Marino si è fatto rimborsare per aver portato a pranzo amici e parenti.

E poi ci sono i 6000 euro di contributi evasi all’Inps della sua onlus “Imagine”, giustificati come “contratti di consulenza”.

Il numero uno uscente della Capitale ora rischia, pesantemente, un doppio rinvio a giudizio per peculato e falso. Un terremoto giudiziario che è pronto ad investirlo e travolgerlo. Le sue aspettative di tornare in corsa per le comunali potrebbero essere così disilluse. Perché il chirurgo della sinistra è prossimo ad un processo penale.

Con che faccia si presenterà alle elezioni? Con la stessa, forse, che ha sempre contraddistinto la sua fallimentare gestione di Roma. Ma sono i giudici che, verosimenlmente, metteranno la parola fine alla sua “carriera” politica.

Le cene contestategli sono 56, con una spesa che ammonta alla bellezza di 13 mila euro. Per i pm “Marino avrebbe pagato i pasti nell’interesse suo, dei suoi congiunti e di altre persone non identificate, tramite l’indebito utilizzo del suddetto strumento di pagamento”. Cene in tutta Italia, in ristoranti di lusso, nei pressi della sua abitazione romana, ma anche a Genova, Firenze, Milano e Torino. E avrebbe poi tentato di “occultare” le spese indebite coinvolgendo alcuni membri del suo staff. Poi ci sono anche i 6000 euro di contributi evasi all’Inps della sua onlus “Imagine”. Insomma la sua posizione non è certo delle migliori.

Un po’ Pinocchio, un po’ ingenuo, che almeno Marino abbia il buon gusto di ritirarsi a vita privata e non candidarsi di nuovo. Visto, oltretutto, che adesso dovrà (al 99,9%) pensare ai suoi “problemini” con la legge.

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