Assoluzione di Scaroni annullata, ma la stampa tace

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Tra le aziende top spender italiane figura l'Eni di cui Paolo Scaroni è ad

La Cassazione ha annullato il proscioglimento dell’Eni e del suo ex ad Paolo Scaroni in relazione alla vicenda della tangente Saipem in Algeria, ma sulla stampa la notizia è ridotta ai minimi termini.

Il quotidiano torinese La Stampa ha relegato l’informazione nelle poche righe nascoste in un boxino in alto, mentre il Messaggero ne parla in una colonna piccola nella pagina dell’Economia. Sugli altri principali quotidiani nazionali non c’è niente di niente, mentre in rete ne parlano solo i siti internet di Rainews e Sole 24 Ore. La VI sezione penale della Cassazione ha annullato l’assoluzione riguardante l’accusa di corruzione internazionale e frode fiscale nel processo sulla presunta tangente da 198 milioni di euro che sarebbe stata pagata dal 2007 al 2010 dalla controllata Eni, Saipem, a pubblici ufficiali algerini, in cambio di appalti petroliferi nel Paese nordafricano, del valore di circa 8 miliardi.

Come abbiamo raccontato, l’ex ad di Eni Paolo Scaroni aveva provato a difendersi dalle accuse di fronte al pm Fabio De Pasquale che gli faceva notare “Nel 2008 figurano 150 milioni di euro di costi di intermediazione, nel 2009 79 milioni, nel 2010 26. Sono cifre molto importanti. Lei sapeva di questi costi o no?”. “Io mica leggevo il bilancio – si difese l’ex ad – Le varie cifre erano inserite in voci più importanti ed erano soltanto una nota a piè di pagina”. C’erano figure scelte apposta che avevano il compito di vigilare su eventuali anomalie all’interno del bilancio, secondo Scaroni.

Eppure, una somma di denaro che si aggira intorno ai 10 miliardi di euro per l’aggiudicazione di sette appalti algerini, sfuggì agli occhi vigili dei controllori. Altri occhi, solo quelli più attenti, sono riusciti a scovare la notizia semi-nascosta presente solamente su due giornali.

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