Stadio Flaminio: tra abbandono e ipotesi fantasiose su Lazio e Roma

stadio flaminio

Povero stadio Flaminio. Sedotto, poi abbandonato e lasciato morire. Non è una novità la situazione disperata nella quale è finito l’impianto progettato dall’architetto Pier Luigi Nervi nel 1958 (inaugurato nel 1959 per le Olimpiadi del ’60 a Roma) e costruito sulle ceneri dello stadio “La Rondinella”. A due passi dal quartiere Parioli, tra via Flaminia e via delle Belle Arti.

Come scrive il blog del “Fatto Quotidiano” (“Io gioco pulito”), il cuore dello stadio Flaminio ha smesso di battere nel 2011, quando la Federazione Italiana Rugby (FIR), una volta trasferitasi all’Olimpico, lo ha messo nelle mani della FIGC, con l’impegno di quest’ultima di ristrutturarlo e renderlo fruibile. Nulla però è stato fatto. E il motivo è semplice? Con quello stadio nessuno ci avrebbe potuto guadagnare e fare business.

Ecco perché tutte le ipotesi di acquistarlo e farlo diventare la nuova casa di Lazio e Roma sono solo utopia. A nessuno interessa, realmente, il Flaminio, perché, se non c’è possibilità di guadagno, si preferisce accantonarlo.

In questi giorni si è parlato del nipote di Nervi, Marco, che sogna una rivalutazione di quello stadio progettato dal nonno. Di un impianto che possa diventare la nuova casa della Lazio. Un po’ quello che sperano tutti i tifosi biancocelesti. Un sogno, appunto, perché di reale non c’è (e non ci sarà) mai nulla.

Così come è praticamente impossibile che James Pallotta, qualora andassero in fumo i piani per la costruzione dello stadio a Tor di Valle, possa ripiegare sul Flaminio. Il motivo? Sarebbe davvero difficile per i proprietari giallorossi-americani (forse più americani che giallorossi) edificare supermercati, centri commerciali, alberghi e altre strutture paventate nel progetto (incompleto) consegnato alla Regione Lazio. Non ne varrebbe la pena (per i business man). “Non ci sarebbero guadagni e sarebbe inutile per una dirigenza palesemente venuta nell’Urbe Immortale per monetizzare anche e soprattutto tramite la costruzione dello stadio”.

Eppure sarebbe fantastico vedere il Flaminio come il tempio del calcio romano. Intanto, però, la realtà è ben diversa. Basta farsi un giro su Internet o recarsi personalmente fuori l’impianto per deprimersi e rendersi conto che di uno stadio, adesso, è rimasto ben poco.

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